Ospedale unico: Un esercizio scolastico o un esempio di cattiva politica?

Panoramica Ardizio e Fosso Sejore

L'Ospedale Unico fra Fano e Pesaro sembra a un vicolo cieco: troppo alti i costi, infelice la collocazione in una zona di sviluppo turistico e di salvaguardia del paesaggio. Meglio collocarsi in una zona interna rispetto alla costa e mediana con strutture di reti ospedaliere senza mostri edilizi, un insieme di piccoli ospedali che vivono nel contesto territoriale. Dopo interventi e meeting con l'associazionismo democratico negli ultimi anni, l'antico sindaco di Fano, Giuliano Giuliani, lancia una inedita proposta alla nuova Amministrazione comunale di Fano. Il periodico on line Fano Città sostiene caldamente la tutela dell'ambiente.

 

SULLA QUESTIONE OSPEDALE UNICO

Fano. Nel corso della recente campagna elettorale si è riaperto il dibattito attorno alla realizzazione dell'Ospedale unico Fano - Pesaro nella piccola valle di Fosso Sejore.

E' un'ipotesi emblematica dell'incoerenza che non di rado si riscontra nell'operato di chi ci amministra.

 

Il territorio costiero libero fra Fano e Pesaro


Cominciamo dalla Giunta diretta dall'ex sindaco Aguzzi: da un lato essa, sul presupposto che la fascia collinare compresa tra l'Arzilla e Fosso Sejore è sottoposta a vincolo paesaggistico fin dal 1965, ha negato il permesso di realizzare al suo interno, in un'area non lontana dal fosso, una semplice fontana per abbeverare gli uccelli, composta da due massi rocciosi, tratti dal Carpegna; d'altro lato, la stessa Giunta non ha esitato a dichiararsi favorevole alla costruzione dell'abnorme Ospedale Unico, a margine del proprio territorio, così rigorosamente tutelato, come se la presenza di un semplice confine amministrativo fosse idonea a spezzare la continuità e i valori paesaggistici di un territorio costiero indubbiamente unitario.

 

La vocazione turistica di un territorio

Invero la presenza della costa falesia tra Fano e Pesaro ha salvaguardato buona parte del tratto di litoranea, tra le due città rivierasche, da quella serie infinita di casette, frammiste a capannoni, bar, alberghi piccoli e grandi, senza ordine e alcuna fisionomia urbana, che altrove rende disagevole il traffico veicolare e diffonde un vero e proprio inquinamento visivo che in più parti oscura il Bel Paese.

 

No alla ulteriore cementificazione

Nella fascia di terreno sottostante la falesia l'elemento dominante è ancora la vegetazione, che ne esalta la vocazione turistica, tant'è che nei mesi estivi questo tratto dell'Adriatica è fiancheggiato su entrambe le banchine da ininterrotte file di macchine in sosta, parcheggiate da un numero crescente di bagnanti attratti dalle invitanti spiagge sabbiose in gran parte libere e incorniciate alle spalle da un paesaggio dominato dal verde.

Inserite al centro di questo scenario così suggestivo l'abnorme volume dell'Ospedale Unico con gli annessi piazzali asfaltati destinati a parcheggio e le nuove strade di accesso, altrettanto vistose, e avrete alterato anche quest'ultimo tratto di costa, miracolosamente risparmiato dalla cementificazione.

 

Incoerenza della Regione Marche

La stessa relazione redatta dal "Gruppo di lavoro tecnico per la realizzazione del nuovo ospedale", riconosce infatti che l'area prescelta (circa 20 ettari) è soggetta a tutta una serie di vincoli:

- "tutela integrale" prevista dal PPAR a difesa dei corsi d'acqua, nella specie, del Fosso Sejore (fascia di 150 metri a partire da entrambi gli argini);
- "tutela orientata" a difesa del "versante" ovest, degli "elementi arborei a filare", della "strada consolare Flaminia";
- "tutela dei terreni costieri" compresi in una fascia di 300 metri dalla linea di battigia (art. 142 lett. a, D.Lgs. n. 42/2004).

L'elencazione si conclude con l'avvertimento che "l'area ricade all'interno di una zona di protezione speciale (2 PS) ai sensi del DGR n. 1701/2000.

Senza contare infine che la colata di cemento e catrame verrebbe realizzata "in variante", more solito, alla destinazione agricola prevista dal Piano Regolatore di Pesaro.

 

Il paesaggio va tutelato dalle Amministrazioni locali

Di fronte a così vistoso campionario di vincoli e tutele anche persone di comune sentire avrebbero nutrito seri dubbi sull'idoneità dell'area.

Stupisce pertanto che proprio le Amministrazioni locali, alle quali è demandata anche la "tutela del paesaggio", non trovino di meglio che coprire la propria insensibilità appellandosi al vieto sistema delle"deroghe" e delle "varianti", una prassi con la quale spesso gli strumenti urbanistici e i piani paesaggistici vengono alterati e distorti.

In ultima analisi la vera ragione che sottende la inopinata scelta ubicazionale va ravvisata in deteriori spinte campanilistiche, nel senso che per non scontentare le tifoserie di Fano e di Pesaro si è pensato solomonicamente di collocare il nuovo ospedale a metà strada tra le due città.

 

Il progetto deve essere compatibile a un assetto territoriale

Si è persa così ancora una volta l'occasione di operare secondo un sistema organico che tenesse in conto non solo le esigenze delle strutture sanitarie ma anche quelle di un corretto assetto territoriale e di tutela del paesaggio.

= In ogni caso non è condivisibile l'idea che per fronteggiare i rilevanti costi dell'ospedale unico il sedime del Santa Croce e le aree arborate pertinenziali, a servizio della comunità fanese da circa un secolo, siano sottratte alla fruibilità dei cittadini per essere cedute ai privati, pronti a trarne il massimo profitto.
Neppure è accettabile l'idea che la città di Fano e il suo entroterra, il più vasto della Provincia, siano privati di un adeguato servizio sanitario in ossequio alla "spending review".

Questa esigenza, per altri versi condivisibile (purché si eviti di impiegare i relativi risparmi in strutture ospedaliere non "ecocompatibili"), incontra tuttavia un limite non superabile: la qualità e il giusto dimensionamento quantitativo degli standards urbanistici, per cui una città di 63.000 abitanti, perno del vasto comprensorio del Metauro e del Cesano, non può non disporre di un ospedale in grado di garantire i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e con essi i diritti civili e sociali dei cittadini.

 

Cosa fare delle unità sanitarie appena ristrutturate?

Ma a parte le questioni di assetto territoriale e di tutela del paesaggio, non pochi si domandano come sia possibile, nel momento in cui l'imperativo categorico sembra essere la lotta allo spreco, buttare al macero unità ospedaliere appena ristrutturate o addirittura integrate con l'inserimento di nuovi padiglioni, costruiti recentemente sia a Fano che a Pesaro.

 

Verso un nuovo progetto di Ospedale Unico di unificazione gestionale?

Più ragionevole, quindi, è da ritenere la tesi di quanti sostengono che l'Azienda Ospedaliera Marche Nord, senza perdersi dietro l'improbabile realizzazione dell'Ospedale Unico, approvi un nuovo e più efficiente progetto di unificazione gestionale delle due strutture, eliminando i doppioni, unificando, ove possibile, i servizi, i laboratori di analisi e quant'altro.

Oggi il numero dei posti letto non è un dato sufficiente, ciò che preme soprattutto è la creazione di un intreccio tra le reti, capace di ridurre la degenza e con essa la spesa sanitaria, collegando il risparmio organizzativo alla crescita delle eccellenze e dell'alta qualità.

 

Giuliano Giuliani

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