1906,  dieci maestre di Senigallia: Le prime donne italiane ad ottenere il diritto al voto

di Angelo Sferrazza

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Le ultime elezioni per il rinnovo del Senato e della Camera, oltre a tante sorprese, ce ne hanno riservata una di grande interesse: l'abbassamento e non di poco dell'età media dei parlamentari e il numero delle donne elette: una su tre. Una grande vittoria, una ingiustizia sanata e per certi versi una speranza per il futuro, anche se un terzo non è ancora "parità". Alla Presidenza della Camera è andata una donna, Laura Boldrini, di origine marchigiana dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Il Governo di Enrico Letta ha poi al suo interno un alto numero di donne: la novità non è solo di genere, ma anche altra con la presenza di due ministre, una di nascita tedesca e l'altra africana. Un gran bel segnale! La quotidianità è un po' diversa. Come ignorare il pesante dato, 47%, della disoccupazione femminile e la piaga del lavoro in nero?
Ma il diritto di voto per le donne ha rappresentato una svolta importante, quasi un'epopea ottenerlo, con eroine dimenticate e spesso sconosciute, come dieci maestre di Senigallia. Chi erano? Come l'ottennero? Ce lo racconta Marco Severini, docente di Storia contemporanea all'Università di Macerata, autore di numerose monografie su fatti e personaggi del Risorgimento e attento studioso di vicende marchigiane. Nelle Marche, estrema propaggine ad est dello Stato Pontificio, il seme mazziniano, specie nella parte nord, aveva ben germogliato. Dieci donne. Storia delle prime elettrici italiane (Ed. liberilibri Macerata) è uno degli ultimi lavori storici del prof Severini. Terzo governo Giolitti: dieci maestre, nove di Senigallia ed una di Montemarciano, età media 28,4 anni, chiedono di essere iscritte nelle liste elettorali dei rispettivi Comuni. Dal momento che " il diritto non era espressamente negato in alcun documento legislativo e ufficiale dello Stato italiano", fu alla base della sentenza della Corte di Appello di Ancona del 25 luglio 1906 che accordò alle dieci maestre il diritto di voto politico. La Corte era presieduta da un giurista di altissime qualità, Ludovico Mortara, che fu anche ministro della Giustizia nel breve Governo Nitti ( giugno '19/maggio '20). Il periodo in cui viene emessa la sentenza era ricco di iniziative per l'ottenimento del voto e le varie associazioni femminili avevano dato vita al Consiglio nazionale delle donne italiane, affiliato all'International Council of Women. Attiva in quel periodo anche Maria Montessori, la famosa pedagogista, anche lei marchigiana. La sentenza Mortara ebbe una vasta eco a livello nazionale.
La stampa s'impadronì della notizia con in prima linea Il Giornale d'Italia, allora testata autorevole e punto di riferimento di parte degli ambienti politici liberali. Ad opporsi nettamente furono la gran parte dei giuristi del tempo, pur auspicando, come Vittorio Emanuele Orlando, Ministro della Giustizia in quel periodo con Giolitti, che il Parlamento varasse riforme legislative che venissero incontro al "vigoroso risveglio del movimento femminista in Italia". Un Parlamento, come dimostra con una ricca documentazione l'Autore, non disponibile a rispondere a "questo vigoroso risveglio", compresi quei partiti che avrebbero dovuto farlo. Una volta ancora, furono i mazziniani a tener vivo il tema, anche se con scarsi risultati. Saltando i vari, sconsolanti e non entusiasmanti passaggi, si arriva all'8 maggio del 1907: la Corte d'appello di Roma, recependo le conclusioni della Cassazione, accoglie il ricorso del procuratore del re presso il tribunale di Ancona e ordina la cancellazione dalle liste elettorali delle dieci maestre. Sfortunatamente le dieci non riuscirono a votare nel breve periodo in cui avrebbero potuto farlo, perché capitarono nel "lungo" governo Giolitti.
Ricordiamo i loro nomi incisi in una targa che si trova nell'ingresso del Comune di Senigallia: Carola Bacchi, Palmira Bagaioli, Giulia Berna, Adele Capobianchi, Giuseppina Graziola, Iginia Matteucci, Emilia Simoncioni, Enrica Tesei, Dina Tosoni, LuigiaMandolini Matteucci, delle quali l'Autore, con una certo non facile ricerca, racconta la vita. Il volume di Marco Severini, è arricchito di altre parti di grande interesse: la storia della lotta delle donne per ottenere il diritto di votare e quella del giudice Mortara, uno spaccato di storia italiana, con le sue ombre, lotte, invidie e miserie morali. Un volume che molti giovani dovrebbero leggere, specie quelli che ignorano (spesso non per loro colpa) o peggio rifiutano, le lotte democratiche del passato. (Angelo Sferrazza)

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