IL VERDE E LA SPERANZA

La neve abbondante e il gelo (oltre a qualche spiffero violento di bora come supplemento) hanno fatto strage della piantagione in vasi che mia moglie aveva accuratamente, quanto inutilmente, coperto con fogli di plastica. Gerani di ogni genere, fucsie e margherite sono stati bruciati spieta-tamente. Mia moglie non è molto forte in fatto di giardinaggio, ma è molto paziente. Quando le ho detto che bisognava estirpare tutto e prendere nuove piantine dai vivaisti, mi ha guardato come se fossi un assassino e ha continuato a muovere delicatamente la terra intorno al seccume, a passare sorsi di acqua come se da un giorno all'altro potesse rispuntare il verde. Fatica del tutto platonica (e anche nel giardinaggio il platonismo è una sventura).


lo ho una grande esperienza come contadino e so distinguere una quercia da un olmo, un leccio da un cerro, un pesco da un albicocco, ma la mia sposa pur di darmi torto direbbe che quelle che cadono dal noce non sono noci, ma fichi. Così ha continuato a muoversi intorno alla piantagione in vasi infischiandosi sovranamente del mio esibitissimo compatimento (che non dipende dalla cattiveria, ma dal desiderio di rendere testimonianza al vero).


Incredibilmente da due o tre vasi di gerani, al livello del terreno, sono poi spuntati dei germogli. Tanto le e stato sufficiente per dirmi trionfante: «Hai visto come hanno cacciato quei gerani? E tu che mi dicevi di gettare tutto !».

(Da "Famiglia cristiana" – 22/1991)

Valerio Volpini

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