Racconti brevi

di VALERIO VOLPINI

Valerio Volpini 1991 

8. 1 giugno 2014

UN GIARDINO TUTTO PER LA NONNA

Anche questa primavera, burrascata non poco, ha lasciato qualche festa con il sole che ha richiamato la barbarie delle orde nipotesche. Non si creda che io esageri: quel che in distruzioni sono capaci di compiere, solo un medievalista (specializzato sulle varie invasioni dei nordici) potrebbe descriverlo. Basti pensare che delle dozzine di matite e penne distribuite nei vari contenitori non ne ritrovo più una (neppure i contenitori naturalmente) o, sempre come esempio, la macchina da scrivere, strumento indispensabile al mio genio, usata dalla Chicchi come pianoforte che accompagna la famosa canzoncina Quaranquattro gatti...


Ma torniamo all'ultimo week-end. Con gentilezza che allarga il cuore, le sei furie hanno pensato di darsi una calmata per «festeggiare la nonna» preparando un giardino tutto per lei. Mi hanno detto che doveva essere una sorpresa e che volevano ordinarlo attorno all'ulivo ubicato al sud della magione per sottrarsi ad occhi indiscreti e fare «una bella sorpresa». Potevo chiedere spiegazioni? Potevo essere tanto diffidente da dare spazio al peggio della mia contorta immaginazione? Mi sarei sentito un nonno insensibile.

Dopo un paio d'ore, quando già il giardino era quasi pronto per l'inaugurazione, mi sono venuti a chiamare perché vedessi il capolavoro e suggerissi i modi della cerimonia.

L'opera era geniale. Almeno ascoltando le spiegazioni dei disegnatori e degli esecutori. Avevano tagliato tulipani, narcisi e quant'altro per piantarlo nel giardinetto. Lo avevano fatto trascurando accuratamente gli steli per usare solo le corolle, poste in cerchi concentrici sulla terra smossa ed accuratamente innaffiati perché il trapianto potesse essere perfetto. Aggiungo che per arricchirlo non avevano risparmiato un fiore che uno, tutti ritenendoli degni di far parte della nuova
destinazione. Avevano strappato anche tutte le umili pratoline senza dire dei pochi ciclamini che la nonna curava come le pupille dei suoi occhi: antichi rizomi giunti da un giardino straniero. «Vedi come è carino››. «Abbiamo fatto i cerchi, ognuno con un tipo di fiore o due››. «Vedrai quando si moltiplicheranno come sarà bello e come sarà contenta la nonna››.

M'incaricai della cerimonia, dando la dolente notizia alla festeggiata: «Mi raccomando, ormai è fatta. Ti hanno distrutto tutto, ma mica puoi sgridarli, poverini, volevano farti un bel regalo e
ti dirò che come idea non era mica brutta. Che vuoi che sappiano che i fiori non si piantano posando la corolla sulla terra smossa e passandoci sopra un po' d'acqua?».

Non so come riuscii a convincere la nonna a stare al gioco: «Ma potevi dare almeno un'occhiata a quel che facevano». E l'inaugurazione avvenne con tanto di taglio del nastro e lettura della "lapide" incisa su una cartella che sino a poco prima conteneva alcune incisioni di amici artisti: le recuperai contento che, almeno per questa volta, si fossero salvate.

(in "Famiglia Cristiana" – 21/1995)

Valerio Volpini

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