RICORDO DI GIAN MARIO MAULO

Nei giorni di Natale, insieme a Giannino Piana, si è pensato di ricordare il Natale e il poeta-sindaco Gian Mario Maulo (Montecosaro 1943 – Macerata 2014) nel segno dell'amicizia e di una Conversazione di Palazzo Petrangolini a Urbino il 24 agosto 2009, dedicata al suo suggestivo quaderno di poesia, "Le colline il mare" (saggio di Evio Hermas Ercoli, immagini di Carlo Iacomucci e Gruppo E.ART, Edizioni Simple Marcerata, 2008). In quell'epoca avevo incontrato Maulo ad uno degli incontri primaverili di poesia e spiritualità, organizzati da Fabio M. Serpilli a Fonte Avellana: lì maturammo l'idea di vederci a Urbino in agosto, al Circolo Acli-Centro Universitario. Ora, Gian Mario Maulo ci ha lasciato, nei primi di novembre, dopo aver sofferto a lungo ed aver riflettuto e preparato la sua avventura umana e d'incontro con il Signore della compassione: fece un lungo racconto poetico settimanale del sabato via email ad un nutrito gruppo di amici al quale sono stato associato intorno alla Pasqua. Erano testi di amore per il paesaggio, per il lavoro, per le creature con crescenti richiami alla fiducia e alla speranza – "una poesia della speranza", mi scrisse nella dedica del suo libro -, e nella poesia "Identità" (p. 96) trovo la sua immagine: "Anch'io sono il mare / ed il gabbiano / i voli di nuvole e il sole / e l'onda di vele raccolte / che mi assale / alta sul molo". Giannino Piana, docente di etica nell'Istituto Italo Mancini, era alle Conversazioni, lesse subito la poesia che commentò per il successivo Natale. Pubblico , quindi, "Città Natale" (pp. 48-9) di Maulo e la nota di Piana, "Le colline e il mare", uscita ne "Il nuovo Aronese" per il Natale 2009. (Gastone Mosci)

 

 

Le colline il mare

CITTA' NATALE

 

Colori di luce,
profumo di neve,
sapore di vita
le voci sommesse del corso:
la piazza è una casa,
le bancarelle un salotto,
un sorriso di nuovo,
la fretta lieta e leggera
dell'andar per negozi
più fragranza del dono
che gusto d'avere:
un pensiero ai bambini
il pandoro alla tata
l'agenda al collega
un biglietto all'amico.

 

Poi il dolce affannarsi in soggiorno:
una spirale di luci d'abete,
due assi il presepio di rito,
una cometa appesa nel vuoto,
un gioco per le ore di attesa,
il disordine dell'abbondanza in cucina,
una telefonata ai parenti,
un coro sul primo canale
la festa del circo il secondo
il terzo un po' di cultura.

 

Poi scende il silenzio su questa Betlemme
d'una provincia qualsiasi del mondo
che apre la porta a chi ricambia il regalo.
Ma lui dov'è?
Se non nasce a questa capanna di casa
la gioia è senza radici
la cena senza invitato.
La sua tenda è tra noi
ma ancora non lo conosciamo.

 

Qualcuno si avvia nella notte
a vedere se nasce ancora per noi.
Stanotte. Forse. Si dice.
Forse anche qui:
potrebbe essere oggi duemila anni fa.
Qualcuno lo cerca
oltre la sera il freddo le cose:
quando apparirà la prima luce
sarà l'eterno.

Gian Mario Maulo

 

LE COLLINE E IL MARE

di Giannino Piana

 

La poesia sul Natale, che qui proponiamo (e commentiamo) è tratta da una interessante (e suggestiva) raccolta di Gian Mario Maulo, che ha vinto nel 2000 il Premio D'Annunzio. Lo sguardo partecipe dell'autore è rivolto alla sua terra, la terra marchigiana, che spazia sospesa – come recita il titolo del libro – tra "le colline il mare". Protagonista della poesia di Maulo è dunque il paesaggio incantato di questo singolare angolo del mondo, ispiratore di forti e limpide passioni. Ma il paesaggio esteriore è lo sfondo sul quale campeggia il paesaggio dell'anima. I luoghi, variamente colorati dal succedersi delle stagioni, e i monumenti del passato, che nella loro austera bellezza ci riportano l'eco di tradizioni lontane, sono le tracce di un mondo interiore scavato in profondità, con religiosa devozione. L'elegante veste tipografica e le belle riproduzioni di pittori e incisori marchigiani costituiscono il piacevole corredo di un libro, nel quale il delicato lirismo trae ispirazione dal fascino discreto della natura e dalle umili vicende della vita quotidiana.

 

 

Natale è la festa di tutti

 

E' una festa universale, che non conosce barriere di tempo né di differenze ideologiche. Le stesse rivalità religiose, ancor oggi assai marcate – basti pensare alla recrudescenza dello scontro fra islam r cristianesimo – sembrano essere messe per un momento tra parentesi. Forse perché a nascere è un bimbo povero, che non vanta ascendenti potenti e non ha ambizioni di successo mondano. Un bimbo portatore di un messaggio di fraternità, che si rivolge direttamente al cuore di ogni uomo. A questa dimensione del Natale, come cornice ideale entro cui va collocato ogni altro significato fa riferimento la poesia di Gian Mario Maulo, volta a ricreare anzitutto l'atmosfera che si respira nel tempo precedente – reso purtroppo ogni anno più esteso per ragioni commerciali – nella città dove tutto diviene più accogliente e più familiare ("la piazza è una casa, / le bancarelle un salotto") e dove soprattutto ad affiorare sono i sentimenti più nobili ispirati alla "fragranza del dono" più che al "gusto d'avere". Un'atmosfera che pervade, in modo ancora più intenso, la casa, nella quale non mancano, a rendere festosa l'attesa, i tradizionali addobbi – dall'albero al presepe alla cometa – e in cui i più forti si fanno sentire i vincoli affettivi tra i congiunti e più struggente la nostalgia di quanti sono lontani. Ma il Natale – ci ricorda Gian Mario Maulo - non è tutto qui. Non può esaurirsi in una festa che suscita sentimenti di tenerezza e di bontà, senz'altro apprezzabili, mache rimangono una parentesi (magica) dentro una vita dominata da logiche egoiste e prevaricatrici. Il Natale è l'ingresso nel mondo del figlio di Dio, è l'inaugurazione del regno nella storia degli uomini; è un evento sconvolgente che chiama a conversione. Il cuore della poesia di Maulo è racchiuso in quella domanda che irrompe imperiosa nel silenzio: "Ma lui dov'è?"; e nei versi successivi che denunciano, di conseguenza, la vacuità di una festa che non sa coglierne la presenza e renderne attuale il messaggio: "Se non nasce a questa capanna di casa / la gioia è senza radici / la cena senza invitato. / La sua tenda è tra noi / ma ancora non lo conosciamo." Il senso del Natale sta in questa nascita che misteriosamente si rinnova, in questo evento che solo nella fede può essere accolto. E che suppone tuttavia la umile e faticosa ricerca di chi sa andare "oltre la sera il freddo le cose". Una ricerca per la quale si esige il coraggio di affrontare senza timore la notte, nella certezza che "quando apparirà la prima luce / sarà l'eterno".

 

Giannino Piana

 

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