PAPA FRANCESCO HA INCONTRATO I VALDESI

 

 

Papa Francesco a Torino 2015

 

LA NONNA VALDESE

di Angelo Sferrazza

 

Natale 1955. Natale a Riesi, in provincia di Caltanissetta. Natale con la nonna. La nonna era valdese, come tutta la famiglia paterna. Non sapevo molto dei valdesi allora, anche se mio padre mi aveva raccontato qualcosa. Nei 15 giorni trascorsi a Riesi ho imparato molto su quella Chiesa, sull'intolleranza e su i difficili rapporti fra le Chiese cristiane. E questo non in una sede importante, da dibattiti fra esperti, dalla lettura di testi, ma in quel lontano angolo di Sicilia in un severo non grande Tempio Valdese. Non ero mai entrato in un luogo di culto che non fosse una chiesa cattolica. Lo feci con un dubbio atroce. Facevo peccato? Ma poi alla lettura dei testi sacri il timore mi passò. Non c'era altare, ma solo al centro il pulpito per il pastore, con davanti il "tavolo della Santa Cena", dove su una tovaglia bianca era posto il pane ed il vino. Un grande crocefisso al fondo, ness una statua o dipinto sacro. Mi autoassolsi: non era possibile fare peccato in un luogo dove si leggeva la Bibbia e il Vangelo. Non era nei miei programmi visitare il Tempio valdese. Ma poi cambiai idea. Qualche giorno prima c'era stato un veloce scambio di battute con nonna Catena (questo era il suo nome). Giorno di vigilia prenatalizia per noi. A tavola un favoloso piatto di cotolette fritte. Me lo ricordo ancora! La nonna mi guardò e sorridendo disse: "Ma il cattolico le mangia"?. Io con la saccenza di studentello di terza liceo risposi: "Certo. E per tre ragioni. La prima perché sono in itinere quindi posso mangiare quello che trovo, secondo perché come maturando (mingherlino) ho la dispensa del vescovo per mangiare carne e poi... terza ragione, a me le cotolette piacciono". La nonna mi guardò e con un mezzo sorriso disse "I cattolici hanno sempre una giustificazione per tutto". Mi convinsi che dovevo assolutamente partecipare al culto evangelico, per vedere e sentire come pregavano i valdesi. Le chiesi se potevo accompagnarla al culto, cosa che a turno facevano i miei cugini. Nonna Catena mi guardò stupita e mi chiese : "Ma puoi farlo?", "sì, perché no!". Presi il posto di uno dei miei cugini e la nonna ne fu fiera. Ricordo che al pastore ed altri fedeli disse "questo è mio nipote Angelo, è cattolico, ma ha voluto accompagnarmi al culto". Ero stato il primo cattolico a varcare la soglia di quel Tempio? Chi lo sa. La locale comunità valdese era di recente conversione, metà dell'ottocento, in pieno clima risorgimentale. Riesi una cittadina dura, in una zona della Sicilia che soffriva di tutti i mali del Sud, povertà e mafia.


Era stata fino alla seconda guerra mondiale un importante centro minerario, dove si estraeva il migliore zolfo di Sicilia e grande "produttrice" di emigrazione. La comunità non ebbe vita facile. I cattolici la guardavano con ostilità. E non pochi preti avevano definito i valdesi "figli del diavolo". Molti anni sono passati. Gradualmente, serenamente e concretamente le due comunità si sono avvicinate. Anche perché l'attività educativa dei valdesi stimolò e preoccupò la parte cattolica, che rispose con i salesiani! Quando la mattina del 22 giugno ho visto entrare nel Tempio Valdese di Torino papa Francesco e poi sentire quel "perdonatemi per avervi perseguitati", ho pensato alla nonna. Mi sono chiesto cosa avrebbe detto. Da parte mia un grazie nonna, per avermi fatto scoprire i valdesi e la gioia della preghiera comune, già in quel lontano 1955. Con un particolare. La notte di Natale mi obbligò ad andare alla messa di mezzanotte. Mi disse: "anche tu devi pregare nella tua chiesa".

 

Angelo Sferrazza

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