Urbino 2020, "volere è potere": eccellenze e buone pratiche incontrano la città ducale

Maurizio Tomassini e Pier Paolo Inserra hanno partecipato all'incontro. E' necessario mettere in rete le proposte dell'entroterra urbinate con quelle delle vallate con Fano come capofila.

 

URBINO - Piergiorgio Iacobelli, giovane imprenditore, a Jesi ha realizzato il primo incubatore di imprese nelle Marche; Carlo Renzi di Pesaro, laureato alla Bocconi di Milano, stufo di un lavoro alienante, qualche anno fa ha deciso di mettersi 'in proprio': oggi fa geo-marketing e insieme ad altre sessantuno persone (erano partiti in due), tutte under 30 e per l'80% donne, aiuta le aziende a trovare clienti in Italia e all'estero.

Solo sono due delle molte eccellenze che sabato mattina hanno portato la loro testimonianza al primo appuntamento diUrbino2020 sul palcoscenico del Teatro Sanzio, il progetto di alcuni giovani urbinati per portare innovazione, idee e un cambio di mentalità che guardi al futuro nel territorio. Attraverso la partecipazione dei cittadini (presenti oltre trecento persone) e una maggiore apertura della pubblica amministrazione al dialogo e alle proposte che vengono dal basso.

L'obiettivo dell'evento era proprio quello di risvegliare Urbino, di darle una spinta, sia per la candidatura a capitale europea della cultura del 2019, sia per il futuro. Ma anche quello di portare all'attenzione degli urbinati quelle 'buone pratiche' perseguibili anche nella città ducale.

Cinque minuti per intervento. Il timer sullo schermo che 'suona' lo scadere del tempo. C'è anche Enrico Loccioni, di Ancona, che ha fatto del fiume Esino una realtà imprenditoriale seguendo semplicemente la sua passione: l'amore per la natura e per la sua terra.

E c'è anche Mario Mariani, il musicista e compositore pesarese noto aver vissuto un mese nella grotta dei Prosciutti, sulla cima del monte Nerone, a Piobbico, in un periodo buio della sua carriera. Intervento bizzarro e originale il suo, fatto di musica e parole, accolto con entusiasmo dal pubblico, a dimostrazione che i cittadini di Urbino "vogliono testimonianze, passione e non chiacchiere" ha detto una cittadina.

Sul versante amministrativo si è parlato soprattutto di due idee chiave: l'apertura degli eletti all'innovazione tecnologica e alle istanze che arrivano dal basso. Anche qui, testimonianze di alto livello che potrebbero essere ripetute a Urbino. Di 'Open Municipio' – lo stato economico-finanziario degli amministratori sul web e la possibilità per i cittadini di interagire virtualmente con gli eletti – si è parlato con il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi; di innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione con Stefano Epifani, docente universitario; di raccolta differenziata porta a porta con Emanuele de Angeli, consigliere del comune; di metodo partecipato tra amministrazione e cittadino, con Paolo Polidori, docente e membro dell'associazione Insieme per Urbino.

Sul palco anche gli studenti, come Antonio Astolfi, che con emozione ha esordito: "Dopo quattro anni che sono qui è la prima volta che uno studente parla come cittadino di Urbino" e Piergiuseppe Gaballo per il quale "gli studenti sono gli urbinati del futuro".

Paolo Ceccarelli, docente universitario alla Carlo Bo, ha proposto di portare le nuove idee di Urbino 2020 nel Piano Strategico Comunale che dovrebbe essere approvato entro l'estate 2013, "un documento politico-tecnico che valuta lostatus quo, le possibilità future e fissa delle linee di indirizzo per la città".

Non sono mancate le 'note stonate', che già scorrevano nei video proiettati sullo schermo di tanto in tanto con la vox populidegli urbinati. "Uscendo a Urbino ci si sente soli, preferisco uscire a San Angelo in Vado, almeno lì trovo amici" ha raccontato Piero Sestili, consigliere comunale e docente universitario, riportando le amare parole di un amico. Urbino 2020, nell'intento degli organizzatori, serve anche a questo: a dare speranza. Basta "crederci e cambiare prospettiva", come suggerito da Carlo Renzi e chiedersi: "Questo è realmente un ostacolo o è un alibi che posso superare?".

 

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