Fanocittà | Festival Digitale Valerio Volpini e la Resistenza, 25-31 luglio 2013

A SETTANT'ANNI DALLA CADUTA DEL FASCISMO

Valerio Volpini e la cultura della Resistenza (3)

di Angelo Paoluzi

 

 Valerio Volpini foto di Tano Citeroni

Nell'analisi condotta sugli esiti letterari della Resistenza Valerio Volpini aveva colto due aspetti: prima di tutto il fatto che "nei giovani fu l'occasione e quasi motivo per la vocazione, ma sempre con la imprecisione delle prime prove"; e che, in secondo luogo, se quei giovani "non han dato grandi romanzi, hanno indubbiamente creato gli strumenti perché possano esserci nel futuro". Si tratta di quegli stessi autori, da Calvino a Pasolini, che in seguito offriranno convincenti risultati narrativi.
L'intuizione che Volpini non potrà verificare avrà nel tempo una postuma dimostrazione in una doppia serie di fenomeni. Per la poesia e la narrativa la produzione di opere attorno alla Resistenza si sarà conclusa, grosso modo, alla metà degli anni '50, mentre fioriranno la saggistica storica e la memorialistica, con eccellenti risultati. Ma dalla metà degli anni '90 c'è una ripresa di interesse per le opere resistenziali degli scrittori degli inizi, con la riedizione dei Vittorini, Calvino, Fenoglio, Cassola, Montesanto e altri. Più o meno quando l'editoria per ragazzi scopre la narrativa e la divulgazione sulla Resistenza, da Lia Levi a Teresa Buongiorno, Fabrizio Roccheggiani, Roberto Denti, Guido Setter, Fabrizio Silei, Ermanno Detti, Nadia Bettari, con esiti (per esempio nella Levi e in Roccheggiani) di grande efficacia.

 

"La messa dell'uomo disarmato"
Forse per reazione al vezzo che si è fatto strada di "sputare sulla Resistenza" – negli anni del riflusso reazionario della politica italiana – si ripubblicano anche autori stranieri che raccontano dell'opposizione in Europa negli anni del disprezzo. E in Italia per filiere inconsuete i lettori apprezzano La messa dell'uomo disarmato, di Luisito Bianchi: un romanzo che circola da amico ad amico e che soltanto nel 2003 l'editore Sironi proporrà al grande pubblico, raggiungendo in poco tempo l'ottava ristampa. Una saga popolare e cristiana di 850 pagine, che sarebbe piaciuta a Volpini, in qualche modo paragonabile a Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli e a Il cavallo rosso di Enrico Corti.
In La messa dell'uomo disarmato – da riconoscere come un capolavoro, forse il più alto risultato di quel tipo di letteratura – convergono a livello narrativo tutti i problemi che hanno attraversato la Resistenza. Vi si descrivono l'opposizione del mondo contadino all'invasore nazista e ai suoi complici locali, i contrasti interni fra partigiani, le ragioni che hanno mosso i cattolici e i loro preti a partecipare, il valore del sacrificio, del martirio e della solidarietà in uno spartito che si muove come una sinfonia, con personaggi autentici e in un linguaggio senza concessioni alla superbia culturale o alla volgarità.

 

Una nuova stagione letteraria
Al volgere del millennio c'è stata quindi una rifioritura di narrativa (non di poesia) sulla Resistenza. Gli autori, in questo caso, non hanno partecipato direttamente ai drammi di quel tempo, ma, a settant'anni di distanza, riprendono i temi fondanti della nostra convivenza civile e si interrogano, e, assumendo posizione, interpellano il lettore sui valori comuni. Un nuovo modo di essere coinvolti, da Angelo Del Boca – un veterano – con Viaggio nella luna, a Marino Magliani (La tana degli alberibelli), Paola Soriga (Dove finisce Roma), Valerio Varesi (La sentenza), Giacomo Verri (Partigiano inverno), Simona Balzelli (Evelina e le fate) e – come cambio di passo nella concezione della narrativa – In territorio nemico, un romanzo collettivo di rara efficacia, dovuto alla collaborazione di 230 autori. Avremmo voluto che Volpini fosse qui a parlare con noi di tutto ciò. Con questo ricordo è come se lo fosse.

(3-Fine)

Angelo Paoluzi

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