Fanocittà | Festival Digitale Valerio Volpini e la Resistenza, 25-31 luglio 2013

IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE

di Aldo Deli

 Fano Piazza XX Settembre

Di quella fine d'agosto di mezzo secolo fa rivedo tutto, come se fosse ieri. La città vuota, molte serrande dei negozi sfondate, case sventrate ai due angoli di piazza XX Settembre col Corso, altre sventrate dal crollo di sette campanili e del Maschio della fortezza malatestiana demoliti a mine; in tutto il Comune i genieri tedeschi avevano fatto saltare i ponti in muratura, di ferro, di legno grandi e piccoli. La centrale della Liscia era un mucchio di rovine, i moli irriconoscibili, i pescherecci affondati, la lanterna fatta saltare.

A tutto ciò bisogna aggiungere i danni precedentemente causati dai bombardamenti alleati con la distruzione delle chiese di S. Agostino, Santa Croce, S. Francesco di Paola, S. Cristoforo (la vecchia chiesa in via Petrucci), dell'Istituto Tecnico commerciale, di Palazzo Zavarise e di parte del Gabuccini ecc.

Sembravano una beffa quelle scritte "Vincere e vinceremo", "Molti nemici molto onore" ancora balbettanti dai muri in cui erano state dipinte dai fascisti; "Dio stramaledica gli inglesi" aveva tuonato per anni la radio del regime: e adesso, per uno di quei duri rovesciamenti di aspettative imposti dalla storia (cioé dagli uomini e, in questo caso, dalla loro capacità di guardare in faccia la realtà), il popolo aspettava come liberatori proprio gli "stramaledetti" di ieri.

Nell'ultima settimana del "passaggio del fronte" gli alleati avevano infittito i bombardamenti di artiglieria: dalle colline sulla destra del Metauro si scaricò una pioggia di granate nella zona di Saltara e Cartoceto, qualche colpo toccò l'Eremo di Montegiove. Era "l'ultimo assaggio" contro le postazioni tedesche (poche in realtà) prima che polacchi e canadesi varcassero il Metauro: i primi a Madonna del Ponte, Ferriano, Falcineto, i secondi nella zona di Montemaggiore-Calcinelli.

Ci furono scontri con morti e feriti fra i combattenti e, purtroppo anche fra i civili, ma non fu combattuta una vera e propria battaglia; ci fu una grande manovra di avvicinamento alla linea gotica che si snodava al di là di Pesaro e di Urbino. Non voglio dire altro sulle operazioni militari. Quello che ricordo più nitidamente di quei giorni è il senso di vera e autentica "liberazione" che, pur tra le sofferenze e le recenti macerie, aleggiava in ogni volto, in ogni discorso. Era finito l'incubo dei rastrellamenti, delle ruberie, delle paure, delle prepotenze varie imposte dall'esercito tedesco in ritirata. Era finito l'incubo dei bombardamenti: finalmente si respirava!

Ne ebbi una prova certissima il 25 agosto. Quel giorno attraversai il Metauro nella zona della "passerella" tedesca, sotto le Caminate; una pattuglia polacca mi rilevò per portarmi al comando operativo; salimmo su per una "costa" dov'erano attendati molti che avevano dovuto lasciare all'improvviso le case dov'erano sfollati, c'erano parecchi fanesi. Si trovavano in condizioni precarie, sembrava un accampamento di nomadi eppure, questo è meraviglioso, erano tutti contenti, sorridenti, vocianti e ciarlieri come se fossero a una scampagnata. "Il più é fatto", dicevano, "Presto si torna a casa", "Bisogna ricostruire tutto", "Non ne potevamo più", "En ne pudemi più!!".

Quando leggo certi discorsi di carattere riduttivo o assolutorio sulla guerra voluta dal fascismo mi tornano subito in mente gli occhi raggianti, i volti felici di quegli uomini e di quelle donne attendati alla campagna sotto il sole d'agosto: erano felici perché avevano la certezza che tedeschi e fascisti se n'erano andati, per sempre! Senza retorica, senza forzature ideologiche possiamo essere certi che quelli furono giorni di autentica Liberazione.

31 luglio 1994

Aldo Deli

 

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