Fanocittà | Festival Digitale Valerio Volpini e la Resistenza, 25-31 luglio 2013

La Resistenza: cinquant'anni dopo

di Valerio Volpini

 

Tre Popoli una guerra

 

Ci sono certamente dei rischi nel ricordare la Resistenza e la Liberazione e prima di tutto quelli di lasciarsi prendere dall'empito della memoria privata e dalla retorica. Ma sono rischi che bisogna pur correre e senza indulgere a nessuna sorta di trionfalismo, rendere testimonianza ai fatti della verità storica ed a quanti di quegli eventi storici sono stati protagonisti. La memoria storica è la coscienza dei popoli ed una componente della loro stessa civiltà.

In particolare negli ultimi decenni - di parte o di contro-parte che sia - si è molto discusso (e polemizzato) su quello che è stata la Resistenza. Tentativo di rivoluzione politica, guerra civile, liberazione. Non credo di dire cosa originale che a seconda di chi ha vissuto la Resistenza stessa c'è stata un'intenzione diversa ma erano modi che avevano un innegabile denominatore comune e cioè l'intento di liberare l'Italia e l'Europa dalla occupazione nazista. C'era insomma la volontà di sconfiggere Hitler e l'Europa dalla ocupazione nazista. opporsi alla sua volontà di dominio fondato sull'aberrante principio dell'odio razzista ed in parte attuato attraverso la distruzione fisica degli ebrei e di altri gruppi di uomini e donne considerati esseri "inferiori" da cui purificare l'Europa medesima. Non si può dimenticare la mostruosità dell'Olocausto quando si parla di Resistenza perché solo di fronte ai fatti che la soluzione finale si può capire e far capire che la Resistenza è stata prima di tutto la ribellione dell'Europa e del mondo, il rifiuto degli uomini della vecchia Europa di annullare millenni di civiltà e in primo luogo il senso del sacro rispetto per l'uomo. Sarebbe troppo lungo in questa sede descrivere quello che tra il 1939 e il 1945 ha rischiato di essere distrutto in umanità e verità.

Non è necessario fare il calcolo ragionieristico di quanto la Resistenza ha dato alla liberazione perché quello che conta è stato il soprassalto morale di fronte all'infuriare della "matta bestialità nazista". E non è certamente giusto distinguere fra chi ha opposto la difesa armata da chi nei campi di concentramento nazista ha resistito senza piegarsi alle lusinghe dei carcerieri.

Bisogna infatti considerare che la Resistenza non è stato un fenomeno italiano ma una scelta degli europei che hanno poi saputo trarre nella loro lotta per il destino del mondo anche altri popoli. Non si può dimernticare che l'Europa è segnata di bianche croci di giovani caduti giunti a sostenere in nome della comune dignità il feroce duello dell'uomo contro il non-uomo.

E naturalmente non è neanche il caso di ripetere che nel ricordo della Resistenza c'è l'impressione di una comune pietà per tutti coloro che hanno patito, che hanno sofferto fame e paura, che hanno avuto strappi non rimarginabili negli affetti.

In fondo Resistenza era opporre pietà, fraternità contro l'odio. Una forte scommessa sull'amore nel quale entrano anche la comprensione per quanti in buona fede e ingenuamente rappresentavano purtroppo il potere degli aguzzini.

A cinquant'anni deve essere chiaro alla mente ed al cuore quel che ha significato la Resistenza non certo per provocare nuove divisioni ma anche senza confondere il vero con il falso.

31 luglio 1994

Valerio Volpini

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