Fanocittà | Festival Digitale Valerio Volpini e la Resistenza, 25-31 luglio 2013

PAZIENZA DELLE IDEE

di Valerio Volpini

 

La Resistenza Continua

 

Questa nostra presenza nelle Marche ci è stata indirettamente suggerita da una serie di incontri che un gruppo sempre più folto di operatori culturali ha svolto autonomamente nel nostro Paese sottolineando, in particolare, la necessità di sviluppare il "momento" regionale dell'intervento e non certo - detto – come ritorno ad un particolarismo di campanile ma come sollecitazione delle energie autonome di periferia. L'unico denominatore che ci ha fatto ritrovare insieme in questa volontà di promozione, è stato la comune fede e un'intangibile convinzione di responsabilità democratica.

Alcuni di noi che sono stati fra i promotori dell'iniziativa e che via via hanno partecipato al lavoro hanno, fra l'altro, seguito l'ipotesi di una pubblicazione che costituisse nella nostra regione un luogo d'incontro costante. Non abbiamo altri dati anagrafici da esibire a chi richiederà chi siamo; troppo gelosi della libertà delle nostre singole convinzioni spirituali, del nostro lavoro intellettuale, delle nostre esperienze, ci rivolgiamo con lo stesso rispetto ad ogni altro. Siamo perciò garanti, per quanti vorranno unirsi a noi, nella stessa misurare che vogliamo garantirci la più completa responsabilità che è la base della nostra buona fede e della sincerità dell'impegno.

Potrà quindi sembrare paradossale che si dia vita ad un'esperienza senza bassa voce a presentare un sia pur minimo programma ma per quanto ciò possa essere la nostra ipotesi programma sta nel voler dar vita ad un'ideale comunità di lavoro e di rapporti che attenta ai fermenti delle culture del nostro tempo possa riscoprirli e prospettarli nella più immediata nostra realtà regionale con la necessaria giustezza interdisciplinare per quanto fra noi promotori siano preponderanti la letteratura, le arti figurative e la saggistica.

L'aver progettato insieme l'iniziativa e la stessa formula di autogestione finanziaria - che dobbiamo alla generosità sensibile degli artisti della nostra regione – e quindi aver già dimostrato che questo incontro è possibile, pensiamo sia già un fatto significante.

A chi – non senza ragione – penserà che chiediamo poco a noi stessi e che vogliamo far troppo poco, diciamo che con la nostra formula di clandestinità aperta e a bassa voce non intendiamo metterci nel giuoco delle pretese rivoluzionarie e nella fiera delle novità, anche se saremo scrupolosamente attenti a tutto ciò che accadrà ed al lavoro di ognuno.
Incontro quindi senza mimetizzazioni e senza ambiguità di nessun genere, senza travestimenti con intenzioni di cattura e men che meno senza blandizie generazionali. La nostra buona fede, il nostro personale rigore, i nostri limiti e, se ci si consente, una certa nostra marchigiana umiltà, pensiamo siano premesse autentiche per stabilire lo stile e la qualità di questo incontro. Di merce giovanilistica e d'avanguardia, di intenzione al potere e di servizio interessato, di disponibilità alla strumentalizzazione e persino di vanità professionale ce n'è sin troppo in commercio ed è una condizione che rifiutiamo proprio perché abbiamo anche in comune l'idea che la cultura e l'impegno (ma potremmo dire tout court: cultura) esplicano il proprio servizio in una moralità che deve sottrarsi ad ogni qualunquismo, al timor psichico di non essere à la page non meno al rischio di essere fraintesi e di sbagliare.

Vorremmo dire, senza presunzione, leopardianamente: nel senso di un umanesimo non di maniera e se si vuole anche in solitudine, ma non per orgoglio intellettualistico o per compiacenze estetiche, ma per aprirci sui fatti e sulla realtà anche più semplici senza compromissioni e senza condizionamenti e se il nostro stile e la nostra offerta potrà essere giudicata o aristocratica o velleitaria, se ci si giudicherà fuori giuoco o portatori d'acqua, non ci sentiremo di venir meno alla nostra convinzione di fondo né saremo disposti all'aggiornamento, convinti, come siamo, che un'operazione culturale, anche la più elementare, non può prescindere dalla pazienza delle idee e cioè dell'intelligenza a servizio della coscienza.

Valerio Volpini

("Il Leopardi", 1, Aprile 1974, Editoriale)

Pazienza delle Idee il Leopardi

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