24. POST FESTIVAL DIGITALE "VALERIO VOLPINI E LA RESISTENZA"

 

Valerio Volpini collaboratore di Famiglia Cristiana

Valerio Volpini Direttore dellOsservatore Romano

 

PUBBLICO & PRIVATO di Valerio Volpini

39/1996

Ecco la nota di chiusura della rubrica iniziata il 21 aprile 1985, otto mesi dopo aver lasciato "L'Osservatore Romano". Volpini ha scritto circa 2.300 "pezzi", ha parlato di molti e di tutto ha messo in azione il suo profilo di lettore, di osservatore, di creatore e di polemista. L'autore di "Sporchi cattolici" (1976) e di "Cloro al clero" (1978) ha tenuto viva la sua indagine.

 

 

LA RUBRICA SI CONGEDA

 

Con questo numero la rubrica cessa. Era iniziata nell'aprile del 1984 (refuso 1985 red. Web); sono 594 settimane di fila (se ho fatto bene i conti). Confesso che mi ci ero affezionato ma non abituato. Ringrazio i lettori (specie per quando hanno dissentito) e la direzione di Famiglia Cristiana, che mi ha dato modo di rivolgermi a un gran pubblico e in particolare per non aver una sola volta fatto osservazioni di opportunità. Credo non capiti spesso nella repubblica della carta stampata. I lettori non mi credano in fuga: non imperverserò più, ma mi troveranno ancora.

n. 39/1996

Valerio Volpini

 

Nella stessa pagina dell'Ottobre 1996 in apertura.

 

 

IL DIALOGO FRA CATTOLICI

 

Quasi seicento settimane fa, iniziando questa rubrica, osservavo che il "dialogo", come ogni altro rapporto, era certamente cresciuto. Cosa non è accaduto nel mondo in questi ultimi dodici anni? In parallelo con il riavvicinamento dei popoli c'è stato l'orrore delle "pulizie etniche", ma anche il raggiungimento della pace fra nemici che sembravano implacabili.
In Italia sono cambiati i connotati civili e politici della democrazia: è nata quella che molti chiamano la Seconda Repubblica. La trasformazione o la scomparsa (di fatto) di certi partiti è sembrata una fortuna. Quella che era "l'auspicabile unità anche politica dei cattolici" è un problema del tutto scomparso. I cattolici quando fanno qualcosa di clamoroso lo fanno al meglio: così la DC, attuando il proprio suicidio, non s'è accontentata di dividersi, ma si è addirittura sbriciolata.
Quello che mi pare conti è che il big bang politico non abbia giovato al pluralismo, al crescere del dialogo fra cattolici. Che poi le aree politiche della tradizione cattolica si siano trasformate in aree a maggioranza leghista non è stato ancora ben chiarito.
n. 39/1996

Valerio Volpini

 

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PUBBLICO & PRIVATO di Valerio Volpini

16/1985 - 21 aprile 1985

 

La nota in fondo alla prima pagina della rubrica del 21 aprile 1985 è un cordiale inizio, ma va detto che ogni anno Volpini tiene un filone che anima e provoca la sua scrittura: il 1985 è un anno ancora caldo per la politica e per il bilancio della stagione della violenza e del terrorismo, che aveva vissuto drammaticamente quando era in Vaticano direttore de "L'Osservatore Romano" sia con Paolo VI (il caso Moro) che con Giovanni Paolo II (l'attentato). La questione del "Gran Vecchio" che è il tradimento della Resistenza continua. Con la seconda finestrella evocata dopo 12 anni sullo stato dei cattolici e sul suo giudizio positivo del dopo Paolo VI, Volpini fa un piccolo bilancio del contesto nel quale si è trovato (integralismo e esclusivismo).

 

 

CHIEDO SCUSA AI LETTORI

 

Cari lettori, forse non sono riuscito as essere sempre chiaro e semplice come vorrei: succede, e vi chiedo scusa. Forse mi capiterà di essere anche ovvio o semplicistico: succede, ed anche di questo vi chiedo scusa. Poiché è l'anno manzoniano dirò, con lui, che non lo farò apposta.

In compenso, però, prometto di essere sempre assolutamente sincero e di non avermela a male se vorrete criticarmi, riprendermi e contraddirmi. Come quasi tutti gli scrittori ho soggezione dei lettori, ma, come pochi, ne ho un gran rispetto.
n.16/1985 – 21 aprile 1985

Valerio Volpini

 

 

IL DIALOGO FRA CATTOLICI

 

Solo quelli che vedono scuro anche quando c'è il sole possono negare che i cattolici non abbiano raccolto molto degli aggiornamenti indicati dal Concilio. Insomma, mi pare che il bilancio ventennale non sia in rosso. Spirito ecumenico, più aperta coscienza della storia, capacità di parlare con tutti, maggiore equilibrio fra fede e vita e molto altro ancora. In ribasso invece l'integralismo e l'esclusivismo; sempre più lontane certe esteriorità e certo formalismo.

Quello che invece stenta a decollare è il dialogo fra cattolici.

n.16/1985 – 21 aprile 1985

 

 

IL "GRAN VECCHIO" E I "GRANDI CAPI"

 

Il terrorismo ha subito in Italia grosse sconfitte, ma non è ridotto "fuori giuoco". Anche l'assassinio di Tarantelli lo dimostra. Non ci si può permettere perciò un ottimismo imprudente e poco guardingo. Lo dico secondo il buon senso per una convinzione che ho sempre manifestato e cioè che il "Gran Vecchio" esiste, ma che non è una persona, ma quanti hanno interesse a che il nostro Paese sia nell'inquietudine e nell'incertezza, che hanno interesse, come si diceva, alla destabilizzazione.

Non rassicura completamente la rarefazione dei terroristi indigeni – molti in prigione, altri pentiti e dissociati, altri scappati – poiché nel mondo ci sono luoghi, ove si coltiva normalmente il fanatismo del nulla e della violenza, dell'odio e della morte. E' addirittura pane quotidiano ed elemento di comportamento "politico". Il nihilismo è organizzato e praticato, è passaro dall'ipotesi ideologica a quella tecnica sino al punto da non fare troppe distinzioni fra distruzione e assassinio e autodistruzione e suicidio. Insomma, i kamikaze sono fra noi, o possono sbarcare a Fiumicino con un normale aereo di linea. C'è chi riduce tutto questo al fanatismo religioso: può darsi che sia così, ma per non far confusione si dovrebbe aggiungere che si tratta della religione di Satana.
n. 16/1985 – 21 aprile 1985

Valerio Volpini

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