Il pittore/carrista di Fano che ha girato il mondo

di Gastone Mosci

corsaletti

Vittorio Corsaletti (Fano, 21 novembre 1924-4 agosto 2012), detto Toto, è un 'genio' del carnevale di Fano. Ha amato la sua città e la sua gente, ed ha misurato la sua vocazione artistica su quel luogo, su quella identità spirituale. "I volti dell'arte" a cura di Raffaella Manna e Silvano Clappis sono la testimonianza della sua attività artistica: i volti dell'arte gli appartengono come dicono i curatori di questa bella monografia dell'Ente Carnevalesca (Fano 2008). Dopo le prime scuole fanesi, frequenta l'istituto per geometri in Ancona, e si dedica al teatro, è nella Resistenza, poi è tutto per il teatro da Fano e Pesaro a Milano e Firenze, grazie a Renato Birolli, dalla recitazione approda alla scenografia, perché Ruggero Ruggeri non lo seleziona per una parte nella Milano di Giorgio Strehler e di Paolo Grassi, che aveva conosciuto a Fano.


Alla fine degli anni quaranta, nel convulso clima teatrale emigra in Venezuela e in Argentina: le sue esperienze di lavoro sono dinamiche, si orientano verso la pubblicità, il giornalismo e l'arte. Buenos Aires fra il 1947 e il 1950 è una capitale di grandi risorse e sperimentazioni: conduce la vita da bohémien insieme a Tullio Ghiandoni, lavora nella rivista "Argentina" diretta dalla famosa Evita Peron. Rientra avventurosamente a Fano nel 1950 e inizia la sua grande avventura creativa con una prima verifica nel Carnevale del 1951, nei primi esperimenti del secondo dopoguerra.
Dopo l'epoca del teatro di scena è a Roma con il cinema a Cinecittà nell'ambiente del neorealismo fino alla "Dolce vita" di Fellini (1960); segue il tempo della pittura, della cartellonistica, della fantasmagoria, della magia dei pittori/carristi. E' la Fano di sempre, con la memoria, il sogno, la realtà del carnevale.


Valerio Volpini scrive che Toto Corsaletti ha una "sua" genialità, un "estro del vivere", chiude nella pittura e nell'acquerello la sua grande avventura creativa. Per Luciano Anselmi è un ritrattista del paesaggio, sa dare movimento alle cose, riesce a creare situazioni sofisticate nelle incisioni del porto e delle marine in dialogo con Giorgio Spinaci. La storia di Toto è un film a colori, negli anni sessanta è in Canada, al ritorno in Italia si impegna nella sperimentazione scolastica, nel rendere visibile il suo sistema d'invenzione artistica, come maestro carrista e come interprete della Fano della seconda metà del Novecento. L'ho conosciuto una ventina di anni fa quando venne a Urbino per la mostra di Andrea, suo figlio pittore, a Palazzi Petrangolini, poi a Carrara di Fano da Pantalin dove Carlo Bruscia intratteneva gli artisti dell'Adriatico e dove ci si ritrovava con Valerio Volpini e Luciano Anselmi. Ma il mondo di Toto Corsaletti non aveva confini: aveva incontrato una folla di volti, di personaggi, che aveva inciso nella sua memoria.
(Gastone Mosci)

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