Roma, Nostalgia del Carnevale di Leandro Castellani

Leandro Castellani 

 

Scrivo da Roma, in piena crisi d'astinenza carnevalesca. A cosa si riduce qui, nella Capitale, il Carnevale? A un po' di bambini, accompagnati in una piazza da un rassegnato genitore, a qualche Zorruccio, a qualche principessina, a qualche Spidermanetto che si scambiano tristissimi timidi lanci di coriandoli.

E invece a Fano! Sono abbastanza... diciamo anziano per ricordarmi i primi corsi mascherati del dopoguerra, quelli per il Corso appunto, serrato tra fanesi e gente "d'foravia", a caccia di confetti schiacciati sotto i piedi ma ancora recuperabili, le sedute notturne per calcare la cartapesta dentro le forme centinate nella ex-chiesa di Sant'Agostino, i veglioni al Politeama con una spaurita Sabrina che poi sarebbe diventata Milva, il primo exploit di viale Gramsci, le rituali contestazioni dei carristi...

Un certo anno feci il conduttore del Carnevale dei bambini al Politeama, un altro lo speaker dalla torretta di viale Gramsci. Eggià come potevo non averlo nel sangue il bacillo, con un nonno co-fondatore della Società del Carnevale (l'antenata della Carnevalesca) e un padre che della Carnevalesca fu saggio e appassionato dirigente?...

Carnevale come festa popolare, ma anche come gita aziendale della fantasia, come succedaneo della psicanalisi, come antidepressivo senza controindicazioni. E con l'incomparabile Arabita a far da "integratore alimentare che non va inteso come sostituto di una dieta variata" ma certo ti dà una bella sferzata di energia positiva...

Basta! Guardo le allegre foto che gremiscono la mia bacheca Facebook, mi allontano dai Zorrucci, dai miniSuperman, dalle Bollywoodine romane che continuano a scambiarsi coriandoli ammuffiti in Piazza Cola di Rienzo e consumo la mia crisi di astinenza... Ah, ma non finisce qui...
 

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