Enzo Bonetti Carnevale 2016

Carnevale di Fano 2016, venerdì 22 gennaio prossimo ore 17,30, Sala di Rappresentanza della Fondazione, via Montevecchio n. 114 presentazione del libro su Enzo Bonetti

in La Citta del Carnevale

Carnevale di Fano 2016, venerdì 22 gennaio ore 17,30, Sala di Rappresentanza della Fondazione, via Montevecchio n. 114 presentazione del libro su Enzo Bonetti

 

Enzo Bonetti Carnevale 2016

 

La collana dei volumi dedicata a “I Maestri del Carnevale”, come ha sottolineato il Presidente della Carnevaleca Luciano Cecchini si è arricchita di una nuova opera di Raffaella Manna e Silvano Clappis.

È la volta di Enzo Bonetti pittore concittadino di chiara fama, già tra i fondatori dell'”Accolta dei Quindici” la cui vasta opera ha interessato sia la pittura che la creazione di carri, mascherate e pupi nel periodo che va dal 1954 al 1967.

Sabato 22 gennaio 2016 si apre alle ore 17.30 presso la Galleria Exhibition Art, via delle Rimembranze 2, Arco D’Augusto la mostra fotografica “Enzo Bonetti e la sua arte” con la presentazione di Alberto Berardi.

 

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SU ENZO BONETTI
NEL CENTENARIO DALLA NASCITA

L’artista e il Carnevale

 

L’incontro di sabato 22 gennaio 2016 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano sul libro “Enzo Bonetti (1916-1987). Omaggio nel centenario della nascita” di Silvano Clappis e Raffaella Manna per la Collana “I Maestri del Carnevale di Fano”, ha confermato l’autorevolezza del lavoro critico, la ricchezza dell’informazione, la serietà dell’impegno editoriale di dieci anni di lavoro dedicati al Carnevale di Fano. I libri dei due autori, che parlano dei maestri-carristi, degli artisti del Carnevale, sono dieci e possono aprire lo scaffale della futura “Biblioteca del Carnevale”.

 

 

Carnevale e città, carnevale e teatro

Ogni anno, da qualche secolo e specialmente dal secondo dopoguerra, a Fano “impazza” il Carnevale: è diventato costume e cultura della città, volto dell’Adriatico accanto a Venezia. Il carnevale, come manifestazione si lega alla attività di spettacolo e di formazione del Teatro della Fortuna. In ogni luogo italiano si festeggia il carnevale: a Fano è, però, ormai per tradizione, un luogo della cultura, ha una sua identità antropologica. Il Carnevale è la città. Il carnevale insieme alle altre espressioni della cultura come la musica, la poesia, l’arte grafica e pubblicitaria ma prima l’arte plastica per via dei carri, il canto e la danza, la fotografia e la pittura e la letteratura ed altro ancora, prende le sue risorse dal teatro e con esso organizza la sua storia culturale e spirituale. Dal Seicento, sempre più e irresistibilmente, il Teatro della Fortuna è il simbolo e spesso il luogo del fare artistico e culturale di Fano, istituzione e cittadinanza comunitaria delle autentiche espressioni ed esperienze cittadine. Questo sentimento ha attraversato l’ambiente suggestivo del Salone della Fondazione con i suoi personaggi e il respiro del numeroso pubblico nel parlare del pittore-carrista Enzo Bonetti e del Carnevale nel fuoco vivo dell’inaugurazione e dell’avvio dell’edizione 2016.

 

 

Il convegno coordinato da Alberto Berardi

Nel saluto degli amministratori, da Alberto Berardi della Fondazione a Maurizio Minucci presidente di Banca Suasa, da Luciano Cecchini presidente della Carnevalesca all’assessore della Cultura Stefano Marchegiani, in un susseguirsi di caldi ringraziamenti agli autori del libro e sull’idea di rilanciare il carnevale, conclude il sindaco Massimo Seri con l’accento su Enzo Bonetti artista di primo piano e “uomo innamorato della sua terra”. L’argomento di Bonetti artista di Fano e di Pesaro viene avviato da Alberto Berardi mentre Gastone Mosci interviene sul contesto dell’arte a Fano Pesaro e Urbino e il rapporto teatro-carnevale a Fano con Enzo Bonetti, un artista molto apprezzato, laborioso, riservato e presente nel collezionismo privato.

 

Raffaella Manna e Silvano Clappis

Gli autori del libro hanno lavorato bene. Silvano Clappis ha sostenuto il Bonetti della vita per l’arte anche con schede di Grazia Calegari sulle pitture murali di guerra di Bonetti nel Convento e nella Biblioteca san Giovanni, e di Franco Bertini su Bonetti artista e cittadino di via Passeri a Pesaro con amici come lo scultore Claudio Cesarini, il collezionista Antonio Cecchini, il gallerista Perugini, altri poeti di una via dell’arte, di una minima Via Margutta con artisti e monumenti.
Raffaella Manna ha chiuso in bellezza sia il libro sull’affascinante periodo carnevalesco di Bonetti (1954-1967) che sul convegno fanese odierno presentando a viva voce un favoloso incontro di Bonetti con Emilio Antonioni a Fosso Sejore. (ga.mo.)

 

 

Egittopoli di Enzo Bonetti 

ENZO BONETTI E IL SUO TEMPO

di Gastone Mosci

 

Enzo Bonetti è un pittore che appartiene alla generazione che si forma a partire dagli anni trenta e che vive la giovinezza con gli occhi rivolti all’arte senza particolari entusiasmi, ma attento alla comprensione della realtà quotidiana e dei disastri della guerra e del passaggio del fronte per entrare poi nel contesto della ricostruzione e della nuova situazione politica e democratica. L’artista vive quella situazione giovanile, sostiene l’itinerario della predisposizione all’arte e la consapevolezza della forte tensione antropologica, in modo particolare l’insieme della sua vocazione che trova un rapporto vitale con la formazione nell’Istituto d’Arte “A. Apolloni” e nella dedizione per la pittura e la decorazione.

 

 

Arte e immagine tra Ottocento e Novecento

Il contesto artistico fanese nell’epoca fascista – o meglio fra otto e novecento – non è attraversato da particolari momenti di creatività: vi domina la tranquilla pittura del realismo di tradizione che potrebbe fare riferimento ad un modello figurativo – non c’è una pittura “fanese” – scrive Franco Battistelli, ma vi è “un piccolo quadro ad olio, raffigurante una fanciulla convalescente, dipinto nel 1885 dal diciottenne Giusto Cespi (Fano 1867- 1954)”. Non si esce da quello schema datato, molto provinciale, sottolineato a chiare lettere dal Battistelli, storico della cultura, nel suo saggio sull’arte a Fano nel famoso Catalogo “Arte e immagine tra Ottocento e Novecento. Pesaro e provincia” (1980), a cura di Pietro Zampetti, Silvia Cuppini, Grazia Calegari e Franco Battistelli.
A quella omologazione – gli artisti fanesi per un secolo riproducono quella cultura estetica – va tolto qualche demerito perché quel Catalogo offre un quadro interpretativo del territorio, inedito e affascinante, che ripropongo in quanto aiuta a capire l’avventura del pittore Enzo Bonetti, il quale non è un isolato artista fanese ma vive invece il contesto di un mondo nuovo che va riconosciuto.

 

 

La carriera di Enzo Bonetti

Ancora qualche punto fermo: Bonetti (Fano 1916-Pesaro 1987) si forma all’Istituto d’arte “A. Apolloni”, è guidato da Emilio Lazzaro, partecipa nel dopoguerra alla fondazione della “Accolta dei quindici” (1946), oggi 68a edizione curata da Dante Piermattei e sostenuta dall’assessore Stefano Marchegiani, vive la sua vita fra Fano e Pesaro, dove fra l’altro realizza il ciclo delle “Immagini di guerra. Pitture murali” al San Giovanni, partecipa a varie edizioni del Carnevale di Fano anche come carrista (1954-1967). Collega alcuni momenti pittorici intensi della giovinezza ai conventi francescani dei quali narra storie divertenti dei frati in istantanee di vita quotidiana. Bonetti racconta la vita spensierata dei frati mentre Caffè insegue i preti di fronte alla modernità. Inoltre, come altri pittori fanesi – Emilio Antonioni e Giorgio Spinaci – è attratto dal porto e dal mare, dalle vicende dei pescatori.

Nel Catalogo in questione si presenta la situazione dell’arte fra otto e novecento a Pesaro, Urbino e Fano seguendone la storia sociale e gli artisti. Vorrei porre in rilievo alcuni aspetti che mi permettono di seguire questa linea: ci sono fatti d’arte particolari che determinano una identità, eventi che si legano alla progettualità del nuovo, la storia degli effetti che determina la cultura artistica.

 

 

Il sistema culturale del Teatro della Fortuna

Parto dalla terra di Enzo Bonetti, Fano, per dare senso a questa tesi, espressa da Battistelli e dall’incisore Luigi Servolini: l’arte figurativa a Fano attraversa vari momenti di crisi, il modello del 1885 di Cespi è emblematico, ma la realtà della città è molto più complessa e ricca di movimenti liberi e sorprendenti. L’asse culturale fanese si struttura intorno al teatro moderno, due secoli decisivi, il Teatro della Fortuna, sin dal 1677 quello eretto dal Torelli, poi quello ricostruito dal Poletti fra il 1845 e il 1863, che è il nuovo luogo culturale che articola la rete delle proposte e del fare cultura. Il mondo fanese, anche nell’avvento del turismo balneare e degli Stabilimenti della Belle Epoque, valorizza il collegamento ferroviario e la nuova industria teatrale fra le città marinare delle Marche. Il nodo ferroviario fanese è il più importante della costa e promuove viaggi e attese nuove nelle istituzioni culturali, ad esempio nella nascita dell’Istituto Industriale poi diventato Istituto d’Arte. La cultura fanese esprime la nuova città di Fano, la sua modernità e la sua complessità. La pittura tradizionale si eclissa nel mondo artistico più articolato, più complicato dell’organizzazione culturale, dei beni culturali. Il ruolo del teatro è sempre più importante, è la nuova agorà, non è più espressione di una classe sociale ma della cittadinanza comune, dove partecipare e raccogliere segnali culturali diversi.

 

 

Fano a teatro

Penso ad un suggestivo incontro del novembre scorso al Teatro della Fortuna, organizzato dalla Associazione Amici del Teatro: del pianista Paolo Marzocchi in concerto per ricordare Nello Maiorano, un testimone della cultura, molto conosciuto dai fanesi. Quell’evento, nel nome di una persona stimata dalla gente, nell’operosità magistrale di un acuto interprete pianista e compositore, nella organizzazione associativa solidale e civile, nella cordialità dei partecipanti, nella comunicazione dei valori della poesia e della bellezza, ha rappresentato un momento singolare di ascolto e di unità, di collaborazione fiduciosa, la condizione che spesso guida l’artista quando con passione si dedica alla sua opera. Mi sembra di sperimentare la condizione spirituale che forse spesso Enzo Bonetti ha vissuto e che fa conoscere attraverso le sue opere.

 

 

Il Villino Ruggeri a Pesaro

Vorrei segnalare gli altri due sistemi culturali, di Pesaro e di Urbino, espressi da esperienze e procedimenti diversi ma che dialogano in qualche modo con l’esperienza d’arte di Bonetti. Siamo di fronte a due fatti rivoluzionari e innovativi: a Pesaro sul fare del Novecento la creazione del Villino Ruggeri apre al Liberty marchigiano: è una rivoluzione nell’urbanistica e nella decorazione. E’ una novità ancor più complessa nella pubblicità (in particolare a Parigi dove Oreste Ruggeri partecipa alla Esposizione Universale del 1900) perché coinvolge la cultura della grafica e della produzione artistica e dei gromeruli, la storia dei nuovi farmaci per la bellezza del corpo. La città vi è coinvolta e registra la novità, stimola una realtà inedita: il volto di Pesaro, pur nel collegamento con Urbino, è straordinariamente nuovo.

Ecco la copertina del Catalogo in questione: riporta un’opera bellissima di Francesco Carnevali, l’acquerello “Lo sconosciuto” del 1918 (mm. 419×450, Gabinetto Nazionale delle Stampe Roma), un’icona moderna preraffaellita. Quella operosità si lega al grande fervore pesarese coevo per la ceramica: la fabbrica di Vincenzo Molaroni, le attività dei Bertozzini famiglia di majolichesi-artisti, la fabbrica di Ferruccio Mengaroni, Achille Wildi e Bruno Baratti, più tardi.

 

 

La Scuola del Libro a Urbino

Dopo il sistema del Teatro della Fortuna per Fano, il sistema del Liberty di Oreste Ruggeri e della ceramica pesarese, ecco il sistema della Scuola del Libro di Urbino, una novità nazionale promossa da Adolfo De Carolis, che si inserisce nell’editoria d’arte e nella grafica. 1924/25: riforma degli istituti d’arte, la scuola è ospitata nel Palazzo Ducale, sede del Museo Nazionale delle Marche e della Sovrintendenza per i beni artistici. La tecnologia per il libro è aggiornatissima, i docenti sono di qualità (Aleardo Terzi, Mario Delitala, Bruno Marsili, Antonello Moroni, Ettore di Giorgio, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani), gli allievi sono borsisti di primordine (Umberto Franci, Pietro Sanchini, Salvatore Fiume, Arnoldo Ciarrocchi, Carlo Ceci, Nunzio Gulino, Arnaldo Battistoni, Renato Bruscaglia, Dante Panni, Nino Ricci, Giorgio Bompadre, Walter Piacesi). Le tecniche studiate sono xilografia, litografia e calcografia. “La Scuola del Libro è l’università dell’incisione”, ha detto Paolo Volponi. La grafica viene sempre più conosciuta, il libro d’artista si fa strada, il pittore sente il richiamo dell’incisione. La cultura figurativa della provincia si arricchisce del mondo della grafica. Ne sono tutti coinvolti: gli istituti d’arte di Urbino, Fano, Pesaro e Cagli sono molto frequentati. Nascono le stamperie d’arte, le tipografie diventano stabilimenti poligrafici, musei e gallerie d’arte più presenti.

 

 

Bonetti nelle collezioni della natura morta

Queste situazioni nelle quali fioriscono le arti figurative e plastiche coinvolgono anche artisti come Enzo Bonetti, il quale è molto stimato, è considerato un monaco della pittura e della natura morta. Lo rilevo, fra l’altro, nella 65a Rassegna Internazionale d’Arte Premio G.B.Salvi di Sassoferrato (settembre-novembre 2015) su “Artificio tra figurazione e astrazione”, dove accanto all’Omaggio a Nino Ricci, un autorevole incisore maceratese che ha studiato a Urbino, è presente un’esposizione su “La natura morta del Novecento nelle collezioni marchigiane”: vi è esposta un’opera di Enzo Bonetti, una suggestiva “Natura morta” (cm. 35×45) del 1969, di indubbia suggestione fanese. Bonetti si trova accanto a opere di Alessandro Gallucci, Ciro Pavisa, Leonardo Castellani, Arnoldo Ciarrocchi, Nino Caffè ed altri quaranta. L’artista fanese significativamente è presente nel collezionismo privato in quanto ha rappresentato nella sua pittura con autorevolezza la dimensione familiare e popolare partecipando così a esprimere i segnali sociali più comuni della realtà civile. E’ un autore ancora da studiare e da approfondire nel rapporto con la vita della città.

Gastone Mosci

 

 Mostra Bonetti II

Mostra di Bonetti all’Arco d’Augusto

 

Con la mostra di una trentina di opere di Enzo Bonetti nella sala della Galleria Exhibition Art all’Arco d’Augusto di Fano (22 gennaio-14 febbraio), il Carnevale ha incrementato la memoria dell’artista-carrista (1954-1967), già proposta dal bel volume – il decimo della Collana “I maestri del Carnevale di Fano” – di Silvano Clappis e Raffaella Manna, “Enzo Bonetti (1916-1987).

Omaggio nel centenario della nascita” (Fano, Coomunica Società Cooperativa 2016). I due studiosi del Carnevale hanno riproposto Bonetti in modo convincente, Clappis con l’approfondimento della sua carriera artistica e la Manna con il suo apporto al mondo magico dell’immaginario spettacolare fanese molto elaborato in quegli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Al volume hanno inoltre collaborato Alberto Berardi, Gastone Mosci, Maria Grazia Calegari e Franco Bertini, che pubblica inoltre una suggestiva pagina nel Resto del Carlino del 9 febbraio u.s., su Bonetti a giusto titolo anche pesarese, pittore di via Passeri.

Il momento più emozionante si vive nell’esposizione delle opere, provenienti da collezioni private, olii con quel tratto cromatico e luminoso che distingue il pittore fanese, rivolto sempre all’invenzione del sorriso e del gioco stupito di frati e chierichetti intenti a realizzare uno spettacolo partecipato e gioioso. Ben una quindicina di quadri di vario formato degli anni settanta, dopo l’esperienza operosa del Carnevale, sono dedicati a quella scenografia ingenua e festosa – già espressa quando era a bottega dal pittore Emilio Lazzaro – opere che in casa fanno compagnia e convincono amici e collezionisti. Del resto molte famiglie fanesi e pesaresi prediligono un Bonetti, anche quando si trattava del mondo del mare, dei pescatori, delle donne sulla spiaggia oppure dei paesaggi di campagna, di colline verso il mare o della città vissuta ed anche delle nature morte, di tradizione fanese, quelle che appartengono alla tavola imbandita.

Il complesso delle tele rappresenta il caldo ambiente dell’antica “fanesità”, interpretata dallo scrittore Fabio Tombari con il mondo di “Frusaglia” e la passione per Fano, ma soprattutto si distingue la poetica dei pittori della “Accolta dei quindici”, al loro sorgere nel clima nella ricostruzione postbellica. Va anche ricordata la dimensione antropologica della “fanitudine” espressa da Leandro Castellani nella sua famosa “Lettera sulla fanitudine a mio figlio, che avrà vent’anni nel duemila” (1980) pubblicata nella plaquette “Lettere sulla cultura a Fano” (1981), con quel termine nuovo – “dono di intelligenza – che apre alla dimensione di civiltà e di modernità, di Fano nella società industrializzata, da parte di Valerio Volpini: Fano nella società globalizzata.

Il mondo cambia, il Carnevale ha modi nuovi di vivere la festa, il pittore Enzo Bonetti con i suoi quadri lancia segnali rassicuranti per ricordare il Novecento e l’umanità di una comunità. (Ga.Mo.)

 

Roberto Giammattei, curatore della mostra con Gastone Mosci