GIOVEDI' 16 MARZO 2018 | RICORDO DI ALDO MORO

 

 

copertina Calavalle Disavventure-500x500 

I racconti ducali di Alberto Calavalle 

Lo scrittore Alberto Calavalle di Urbino ha presentato nella Libreria Montefeltro in via Vittorio Veneto, zona Porta Maia, il suo terzo libro di racconti, "Disavventure di un aspirante scrittore" (Argalìa 2017, p.117), quindici storie, eventi, fatti sociali che fanno conoscere la città dell'epoca rinascimentale e di oggi. Trent'anni di attività editoriale, impegnato per l'Europa, corrispondente de "il Resto del Carlino" e Rai Marche, redattore de "Il nuovo amico", collaboratore dell'Unilit, Calavalle è all'ottava pubblicazione. dopo tre raccolte di racconti, due romanzi, una di poesia, due di giornalismo letterario. Il suo obiettivo: raccontare Urbino, come lo interpreta, cosa rappresenta, che eredità culturale pensa di lasciare al nipote Enea. In Libreria, il 9 febbraio 2018, per iniziativa di "Vivarte" (www.urbinovivarte.com), direttore Oliviero Gessaroli e presidente e grafica Susanna Galeotti, due animatori culturali hanno guidato l'incontro, la scrittrice Germana Duca, che ha pubblicato il suo intervento su "Vivarte" digitale, e Gastone Mosci che ha iniziato con Calavalle un dialogo su Urbino oggi, che continua su Fano città.

 

 

Raccontare la città, il mondo di Calavalle 

 

di Gastone Mosci

Da trent'anni Alberto Calavalle ambisce ad occupare il ruolo di giornalista culturale nel complesso mondo urbinate fra segnali rinascimentali e università, paesaggio con vita agricola e sollecitazioni artistiche, attenzione alla modernità già espressa dal Palazzo Ducale e dalle Corti dei Montefeltro e dei Della Rovere. Calavalle è l'espressione del notabile della scrittura e della letteratura, che costeggia appena il mondo politico, ma partecipa alla vita cittadina e rurale dal suo osservatorio di Montescudo, il palazzo vicino a San Bernardino, il Mausoleo opera di Francesco di Giorgio Martini. Lo scrittore studia la città da Oriente, un po' i quartieri di Paolo Volponi, di chi lavora, degli artigiani de "Il tempo dei cavalli" (racconti degli anni cinquanta, ed. 1993). Mi piace ricordare l'indagine di questo mondo trascurato ma con maestria rappresentato nelle vedute di Leonardo Castellani e di Adriano Calavalle, due incisori dei chiaroscuri intrecciati con la malìa dell'inquietudine e della sofferenza, autori molto liberi di fronte al paesaggio. Nella sostanza, è sempre Urbino, come totalità, come progetto, come dimensione spirituale.

Nella presentazione di "Disavventure di un aspirante scrittore", la mia attenzione si è rivolta al tema della città, che è particolarmente messa in rilievo nell'ultimo racconto, "Guida per un giorno", una specie dipartita a tennis con immagini di 5 secoli fa e con personaggi d'oggi, turisti in cerca di storie segrete. Il problema narrativo è Urbino, fra "città dell'anima" secondo l'indirizzo di Carlo Bo e "città campus", quanto si va prospettando oggi. Ma un precedente libro di Calavalle non andrebbe dimenticato, il secondo romanzo, "La radio nel pagliaio" (2014), la localizzazione del passaggio del fronte nell'agosto 1944, un ambiente raccontato in prima persona ma che indirettamente si fa carico delle problematiche della Resistenza e dell'epoca nuova della libertà e della democrazia. C'è molta carne sul fuoco: Calavalle accolto bene con il suo primo libro di racconti )"Il tempo dei cavalli" (1993), poi l'autore è cresciuto, si è guadagnato un posto nella società letteraria urbinate, ma - sembra -poco accolto quando entra nel merito della città e dei suoi problemi. La domanda che mi pongo: quali squilibri porta la città campus? Siamo tutti interessati ai problemi che riguardano la città. Apro il dibattito con Calavalle attraverso il suo diario pubblico, pubblicato su Fano città.

Gastone Mosci

 

Segue il diario di Calavalle, che lo scrittore di San Bermanrdino invierà presto, deve solo legare le varie pagine scritte, con le date esatte, e le proposte da sviluppare nel tempo, perché l'articolo rimane aperto alla sua riflessione.

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