Guido Strazza. Il gesto e il segno: Roma, 28 novembre 2022 – 16 gennaio 2023

in Cultura

Guido Strazza. Il gesto e il segno
Una mostra per i cent’anni

Accademia di Belle Arti di Roma, Aula Colleoni

28 novembre 2022 16 gennaio 2023

a cura di Gianluca Murasecchi


Lunedì 28 novembre, ore 17.30, un convegno sull’arte e il pensiero di Guido Strazza, ospitato presso
l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Roma, precederà l’inaugurazione, alle 18.30, della
mostra antologica «Guido Strazza. Il gesto e il segno» presso l’Aula Colleoni, con trenta dipinti,
incisioni e disegni, oltre alle 10 incisioni che l’artista ha donato all’Accademia, della quale è stato
docente e direttore. Mostra e catalogo (edito da De Luca) sono a cura di Gianluca Murasecchi,
artista e docente di Tecniche dell’incisione dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

La mostra intende celebrare uno dei maggiori artisti del ‘900 italiano, nonché teorico lucido del
mistero dei segni, in occasione del compimento dei suoi cento anni, il 21 dicembre 2022.

Lirico rigore e aerea profondità del suo “segnare” pittorico e grafico sono indagati nel catalogo da
saggi e testimonianze del curatore Gianluca Murasecchi, di Franco Fanelli, Giulia Napoleone, Lucia
Tongiorgi Tomasi, Roberto Piloni, Alessandro Tosi, Marina Bindella, e da una preziosa intervista a
Guido Strazza svolta da Flavia Matitti, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di
Belle Arti di Roma.

Al convegno interverranno, oltre al curatore della mostra, Cecilia Casorati, direttrice dell’Accademia
di Belle Arti di Roma, e Flavia Matitti.

La mostra sarà introdotta da una videointervista all’artista realizzato da Monkeys VideoLab.

Giorni e orario della mostra:

lunedì sabato, dalle 7:30 alle 19:15

Chiusa durante le vacanze natalizie dal 24 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023

Stralci dai testi in catalogo:

Gianluca Murasecchi:

«
In questa esposizione si trattava di scegliere parti di un tutto o il tutto in parte, ha prevalso la
seconda ipotesi, seppur più difficilmente percorribile, essa, infine, si è sviluppata

necessariamente nel dare visibilità
al dato delle variazioni sul tema, nell’offrire una panoramica
sulle possibilità di collegamento culturale, nell’analisi della multiformità dei linguaggi accesi da

un unico fulcro di concepimento, il segno, ponendo un possibile sguardo anche sul fattore

p
rogettuale e generativo dell’opera di Strazza, ovvero, su disegni inediti, mai pubblicati ed
esposti, che ci pongono innanzi ad un cercare fulmineo, a tutto campo, a volte insistito sino alla

soluzione caparbiamente trovata a distanza di anni. Ne emerge la
figura di un artista che ha
scelto il dato grafico quale dato privilegiato ma non posposto ad una pittura di velature e cromie

di tempera. Pittura a tempera che ricorda quello che si potrebbe definire un “Trecento

contemporaneo”, composta da velature fini
come gusci di cipolla o materie magmatiche che
catturano in profondità accensioni sotterranee, di sciabolate sanguigne, che ci fanno sentire a

pelle ogni materia sottostante. Vivezza opaca di colore che solo la tempera sa trasmettere
».

Franco Fanelli:
«Strazza è uno di quegli artisti che ci hanno consegnato il codice per decifrare attraverso i segni (i
segni sono sovente scrittura, o come tale sono organizzati) la realtà. Lo hanno fatto anche alcuni
poeti. Ma è troppo naïf sottolineare che quella realtà è Roma, città in continua sedimentazione,
fermentazione, conflitto, contraddizione, in cui il passato è a un tempo mito e suppurazione, storia
e perenne cronaca? È troppo banale o romanticistico contestualizzare Strazza in quella immane
stratificazione di segni ipersignificanti e culturalmente iperconnotati?»

Giulia Napoleone, artista:

«Mi piace rievocare come Guido si poneva di fronte alle lastre preparate. Un lungo tempo di silenzio
e concentrazione, gessetti spezzati nella maniera giusta, il corpo e il respiro diventavano «gesto»
che arrivava veloce, concreto, senza ripensamenti. Spesso partiva con una forte pressione per poi
alleggerirla del tutto o alla pressione iniziale seguiva un alleggerimento per poi tornare forte e
ripetersi così più volte. Le traiettorie erano rette, curve, miste, pesanti o leggere. Su queste
aggiungeva segni netti, forti e sicuri che definivano le immagini».

Lucia Tongiorgi Tomasi, storica dell’arte

«Rivedere Guido, elegante e mite signore i cui occhi rivelano le profondità dell’animo, nel magico
ambiente del suo studio di Trastevere odoroso di inchiostri e vernici, tra le pietre tanto eloquenti di storia
dell’antica chiesa Santa Maria in Cappella, ha rappresentato la sorpresa di un regalo inatteso. In quelle
ore rapidamente volate, parole, ma soprattutto segni, hanno guidato la conversazione in un affascinante
intreccio di temi e riflessioni che mi è arduo rievocare con distaccata obiettività».

Roberto Piloni, docente di Tecniche dell’incisione Grafica d’arte, all’Accademia di Belle Arti di
Roma

«Con determinazione e fermezza Strazza ci ha sempre spinto a fare i conti con l’indispensabile e
l’essenziale, quale vera urgenza nei confronti di un ricercare vissuto come luogo mentale, all’interno
del quale ci si potrà poi addentrare dipanando con naturalezza il gomitolo dei significati, delle ragioni,
delle intenzioni. Fare sempre ma senza fretta. Fare per sé, come forma di necessità interiore, come
impellenza intima, privata, appunto. Devo riconoscere a Strazza soprattutto l’insegnamento di
un’attitudine rigorosa e analitica nei confronti del linguaggio grafico e non solo, del quale gli sono
sinceramente debitore ancora oggi io stesso, come artista e come docente».

Alessandro Tosi, storico dell’arte

«Nelle Trame converge, con chiarezza assoluta e rivelatrice, un profondo pensiero di segno, di
spazio, di luce. Dove le dimensioni delle lastre e dei fogli, espanse a sfidare i confini della pittura,

restituiscono il compiersi del gesto nella sua più piena estensione nello spazio. E dove le variabili
espressive dell’acquaforte, dell’acquatinta e della puntasecca, organizzate in complesso sistema di
scrittura, si fanno generatrici di luce. Come se il nero di Rembrandt e la linea di Piranesi si fondessero
per comprendere Kandinsky, Mondrian, Fontana, Rothko… e altro, e oltre»

Marina Bindella, docente di Xilografia all’Accademia di Belle Arti di Roma

«Nella vita di ogni artista ci sono evoluzioni del linguaggio e anche rielaborazioni di modi espressivi
appartenenti al proprio passato: mi sembra che il lavoro incisorio più recente di Guido sia
caratterizzato da un segno molto libero nel ductus che ricorda i suoi dipinti della serie dei Balzi Rossi,
dei tardi anni ’50, di sapore ancora informale. Si tratta di puntesecche, dove il gesto si fa più evidente
nella varietà e nella velocità del movimento, tracciando segni che si propagano, quasi come una
scrittura, su una pagina bianca che non viene più fittamente riempita come in precedenza».

Biografia di Guido Strazza

Nato il 21 dicembre 1922 a Santa Fiora (GR), inizia giovanissimo l’attività artistica sotto la guida di
Marinetti, che nel 1942 lo invita alle mostre di aeropittura, a Palazzo Braschi a Roma e alla Biennale
di Venezia. Si laurea in ingegneria a Roma nel 1946 ma dopo due anni abbandona la professione per
dedicarsi alla pittura. Parte per il Sud America, visita Cile, Brasile e Perù dove sviluppa un vasto
interesse per l’arte preincaica. A Rio de Janeiro Fayga Ostrower lo inizia alle tecniche incisorie, a San
Paolo espone alla Biennale d’Arte nel 1951 e nel 1953. Rientra in Italia nel 1954 e apre uno studio a
Venezia. Dal 1957 al 1963 vive a Milano e realizza i racconti segnici e le lunghe pitture su rotolo e gli
studi sulle Metamorfosi delle forme, raccolti in una serie di cicli pittorici a tema dedicati al paesaggio
nel 1956, ai Balzi Rossi nel 1958 e al Paesaggio Olandese nel 1961. Torna quindi a Roma e, tra il 1964
e il 1967, frequenta il laboratorio della Calcografia Nazionale dove approfondisce il linguaggio
dell’incisione. Il risultato di questa esplorazione viene presentato nel 1968 alla Biennale di Venezia
dove espone in una sala personale. Nel 1979 Scheiwiller pubblica il suo libro Il gesto e il segno ed
espone a Palazzo Reale a Milano la serie Trama quadrangolare. Seguiranno altri cicli di pittura e
incisione: Segni di Roma, Cosmati, Giardino di Euclide, Aure e Archi. Nel 1984 ha nuovamente una
sala personale alla Biennale di Venezia. Tra le tante mostre degli anni a seguire si ricordano
l’antologica alla Calcografia Nazionale del 1990, quella alla Basilica Palladiana di Vicenza nel 2005 e
la grande antologica alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna nel 2017. Si dedica con passione alla
docenza e insegna anche alla Calcografia Nazionale, alla Wesleyan University, all’Università di Siena,
all’Accademia di Belle Arti di Roma, di cui è poi direttore nel 198588, e alla Scuola Libera di Grafica
di Matera. Le sue opere sono conservate anche al British Museum di Londra, al Ludwig di Colonia,
allo Stedelijk di Amsterdam, ai Musei Vaticani, agli Uffizi, al Mart di Rovereto, alla Ca d’Oro a Venezia
e alla Gnam di Roma, che acquisisce il suo archivio. Ottiene vari riconoscimenti, tra cui: il Premio
Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei nel 1988 per la grafica e nel 2003 per l’incisione, il Premio
«Cultori di Roma» nel 2002, il premio Vittorio De Sica per le arti visive nel 2014 e altri. È membro
della Koninklijke Vlaamse Academie van België, dell’Istituto Nazionale di Studi Romani e
dell’Accademia Nazionale di San Luca, che presiede nel 201112. Dal 28 novembre 2002 al 16
gennaio 2023 l’Accademia di Belle Arti di Roma ha celebrato i suoi cento anni con una mostra presso
la Sala Colleoni curata da Gianluca Murasecchi. Per l’occasione l’artista ha donato un serie di
incisione all’Accademia.