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Fratterosa, marzo 2018: Presentazione del libro “Poeti Neodialettali Marchigiani”

in Eventi

Presentazione del libro “Poeti Neodialettali Marchigiani”

Domenica 24 marzo alle ore 16 presso la Sala Vittoria di Fratte Rosa con il Patrocinio del Comune presentazione dell’antologia Poeti Neodialettali Marchigiani (Ed. Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche, 263, Ottobre 2018). Interventi di; Fabio Maria Serpilli, Jacopo Curi, Ambra Dominici, Germana Duca, Michele Bonatti, Rosanna Gambarara. Lettura di poesie e musica.

 

Ieri pomeriggio abbiamo presentato “Poeti neodialettali marchigiani” nel piccolo comune di Fratte Rosa (PU), circondati da un panorama di luce.
In molti hanno ascoltato i bellissimi interventi.
Ancora una volta ho capito che, nonostante sia ormai storicamente consolidato, non tutti riescono a cogliere il concetto di poesia neodialettale. Nella letteratura il dialetto ha una sola opportunità di sopravvivere: rinnovarsi come ogni altra lingua, rappresentare la modernità, utilizzare le categorie della poesia, senza scadere nel bozzettismo e nel macchiettismo. Ce lo hanno insegnato Pasolini, Giotti, Tessa, Pierro, Marin, Guerra, Baldini, Scataglini, Ghiandoni, Mancino, Loi e tanti altri. Mengaldo, Contini e Brevini lo hanno documentato in antologie fondanti.
Di conseguenza riflettevo sul valore delle collettanee, anche quando per scelta, come nel nostro caso, includono una parte di sottobosco, dove a volte si nascondono autori meritevoli che non hanno ancora ufficializzato la propria opera.
Un enorme ringraziamento va ad Ambra Dominici, che ha organizzato l’evento in maniera impeccabile, ma anche agli altri poeti presenti: Michele Bonatti, Rosanna Gambarara, Antonio Maddamma, Francesco Gemini, Germana Duca Ruggeri. Impeccabili Gastone Mosci, che ha parlato delle incisioni di Adriano Calavalle contenute nel libro e Maurizio Toccaceli, che definire il nostro grafico appare quantomai riduttivo.
Il debito più grande però ce l’abbiamo con Fabio Maria Serpilli, il Maestro di tutti noi, una persona umile, estranea ai giochi di potere, un poeta vero.

Jacopo Curi

CONVEGNO A FRATTE ROSA SUI POETI NEODIALETTALI

UN CAMPO LETTERARIO GIOVANE

L’IMMAGINE DEL FUTURO

di Ambra Dominici

Finché c’è vita c’è speranza e la vita si constata dal battito, dal respiro, da un movimento, anche il più minimo, perché movimento è cambiamento, progresso.

 

Le Marche sono vive. Il battito c’è. Lo abbiamo constatato domenica pomeriggio a Fratte Rosa, nella presentazione organizzata dal comune e dalla Pro loco di Fratte Rosa e Torre San Marco, settimo appuntamento con l’antologia “Poeti neodialettali marchigiani”, edito dai Quaderni della Regione Marche, un libro che si sta raccontando, declamando e ascoltando per tutta la regione attraverso una rete di appuntamenti che riflettono su storia, presente e futuro delle lingue marchigiane. Esatto, le lingue. Il plurale non è a caso, perché di Marche si può parlare solo al plurale. Pluralità di storia, tradizione, prodotti, luoghi… Marche come crocevia d’Italia dove varie sfumature s’incontrano, si scontrano e diventano nette distinzioni. Troncature, accenti, termini con radici intrecciate e desinenze storpiate, tutto questo è vita perché non si è parlato di dialetto, ma di neodialetto. Non di paesaggio, ma di territorio. Non solo di tradizione, ma soprattutto di innovazione.

 

I curatori del libro, Jacopo Curi e Fabio Maria Serpilli, rafforzati dall’impegno di Pro Loco e piccoli comuni, sono stati molto chiari su questo: stiamo assistendo ad un vivo mutamento del linguaggio, non solo nella sua forma, ma in particolare nei suoi contenuti. Sdoganati dal cliché bozzettistico e comico, sull’onda di grandi poeti della tradizione che ci hanno preceduto, il neodialetto è giovane, non solo anagraficamente, ma per le tematiche affrontate, per la curiosità con cui le cadenze dei vari dialetti si affacciano su profondità tipiche della poesia in lingua, mescolando generi, inventando vedute di un mondo che dal campanile d’un paese hanno orizzonti ben larghi.

 

Gli interventi dei poeti antologizzati sono stati preziosi in questo senso. Rosanna Gambarara, venuta appositamente fin da Roma per leggere le sue poesia, ci ha parlato del legame che la lega indissolubilmente a Urbino, un legame linguistico, questa sua cadenza che nonostante la vita nella Capitale, rimane e la distingue come una donna, una poetessa delle Marche. Lo stesso ritroviamo nella poesia “Nostos” di Michele Bonatti, che ci racconta la nostalgia, la profondità, la dialettica di un sentimento che si combatte tra stare e andare, partire e tornare. Perché la lingua è questo, un legame, di qualunque lingua si parli, perché anche il dialetto ci fa da bandiera quando siamo lontani da casa, ed è forte e non va perso e non si perde perché non si tratta di sola forma, ma di un contenuto in fermento. Si parla di un immaginario che appunto si va arricchendo. Ogni lingua fa da contenitore ad un modo di vedere le cose e la flessibilità dell’oralità, tipica del dialetto, è la peculiarità che permette questo movimento così vivace. Germana Duca ne è testimone. Poetessa Urbinate, ci ricorda nella sua poesia “Lingua”: “Lingua, sarè anche ‘na materia,/ mo c’hè l’annima, prima de tut.” (Lingua, sarai anche una materia,/ ma hai l’anima, prima di tutto). Non da meno è stato il poeta senigalliese Antonio Maddamma che ci ha ricordato che leggere le sue poesie a Fratte Rosa era un po’ un ritorno alle origini perché proprio della Valle del Cesano era originaria la sua famiglia. Le persone si muovono e con loro si muove il corpo, la lingua, e con esse attraversano fiumi, luoghi e confini, storie e popoli.

 

Il libro è poi prezioso anche per il suo contenuto grafico: le incisioni dell’artista Urbinate Adriano Calavalle, del cui lavoro ha parlato il professor Gastone Mosci, ricordandoci l’importanza del segno, sia per la rilevanza che ha a livello artistico il suo autore, ma anche come metafora della poesia nella sua ricercatezza nella forma e nel contenuto, così indissolubilmente legato alla natura, al territorio e a una semplicità che non è mai banalità né a livello semantico né visivo, e qui ripenso alle letture del poeta Francesco Gemini, che domenica ci ha portato il suo anconetano fatto di versi che sembrano quasi tratti di colore, e che in questa sinestesia ci permette in qualche modo di vedere in dialetto, e questo è stato l’incontro di domenica 24 marzo a Fratte Rosa: un momento per vedere in dialetto, con colori vivi e ricchezza di sfumature, dalle mura del mio piccolo paesino, da cui da sempre osservo le mie meravigliose Marche.

 

Ambra Dominici