Fano, Carnevale 2019: L’ENTE CARNEVALESCA 150 ANNI DI STORIA

in La Citta del Carnevale

L’ENTE CARNEVALESCA 150 ANNI DI STORIA

I maestri del Carnevale di Fano, volume 13°

La sala di rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano ha organizzato la presentazione del 13° volume della Biblioteca del Carnevale di Fano, autori Silvano Clappis e Raffaella Manna, nelle Edizioni Voice Italia 2019, venerdì 22 febbraio u.s. Ha avviato i lavori il presidente Fabio Tombari, portando i saluti di Alberto Berardi indisposto a partecipare: questo libro è un’opera dedicata all’Ente Carnevalesca, una ricerca storica a partire dal 1871, ma il Carnevale di Fano è molto più antico. Il volume registra l’evoluzione del Carnevale moderno che pone Fano fra le città europee protagoniste dell’evento. Il Presidente Tombari ha iniziato a raccontare l’attività della “Società della Fortuna” per passare ai “Divertimenti Carnevaleschi” ed alle altre testate che nel tempo si sono succedute fino ad oggi, ricordando soprattutto l’invenzione e la gestione della sfilata dei carri, del “lancio”, delle maschere, della musica e del Vulon, il simbolo del carnevale fanese. Quindi una storia del divertimento, dell’amministrazione e dell’umanità dei cittadini fanesi e del territorio, sempre con attenzione per i maestri carristi, gli artisti fanesi ogni volta in prima linea. Così anche il Sindaco Massimo Seri e il vice-Presidente del Consiglio Regionale delle Marche Renato Claudio Minardi. Il sostegno finanziario a questa complessa manifestazione fra le più prestigiose in Italia viene anche dal Banco Marchigiano Credito Cooperativo a nome del Presidente Sandro Palombini. L’autrice Raffaella Manna ha presentato la novità del lavoro di ricerca e di attività dell’Ente Carnevalesca, di una storia che si lega ai primi anni della Stato Unitario, 150 anni di storia della città e dell’umanità di cittadini che hanno saputo interpretare radici antiche di civiltà. Un lavoro ricco di immagini, di documenti e di testimonianze, come l’Appendice dei presidenti e dei consigli direttivi, con gli apporti del coautore Clappis e di Gastone Mosci sulla rete del rapporto carnevale e teatro nel tessuto culturale fanese e urbinate. Infine ha concluso la Presidente dell’Ente Carnevalesca, Maria Flora Giammarioli, la prima donna presidente del Carnevale, che ha animato il dibattito pungente e progettuale del pubblico, molto interessato a quell’incontro ed al libro.

 

Carnevale e teatro partecipano insieme alla vita della città

di Gastone Mosci

Carnevale e teatro dialogano con una intensità incredibile a Fano, dove vive l’antica tradizione romana legata alla fontana della dea della Fortuna, ma l’uno e l’altro si possono comprendere nel loro complesso aspetto di realtà culturale, sociale e materiale. Il Carnevale a Fano è un lungo evento cittadino con i momenti della Sfilata dei carri con il “lancio”, El Vulon, con la festa popolare rappresentata dall’operosità dei maestri carristi e delle maestranze. Insieme va ricordato tutto il lavoro organizzativo, culturale ed editoriale, i libri sugli artisti, gli studi storici, la pubblicistica, gli archivi, gli inviti dei personaggi (irripetibile l’epoca di Dario Fo), le mostre d’arte e di fotografia, l’adesione e il ruolo delle varie istituzioni.

Il carnevale a scuola

Un altro capitolo non trascurabile è quello della cultura scolastica dell’infanzia, delle scuole elementari, delle inferiori e delle superiori, degli oratori parrocchiali: veramente come cultura sociale della città, la cultura del carnevale è una risorsa di costume e di civiltà.

Il teatro in dialogo con il carnevale

Altro argomento di riferimento è il teatro, luogo culturale e materiale, a partire dalle manifestazioni popolari come i Saturnali a Roma: le due culture, le due esperienze si storicizzano, dialogano, sono un riferimento di gestione dell’ordine sociale. Il teatro luogo materiale partecipa alla vita della città al suo sviluppo, all’immagine della sua laboriosità, è un centro di raccordo e di espressione, è un caratterizzante bene urbanistico, anche oggi.

1677 il Teatro della Fortuna di Torelli

L’esperienza del teatro moderno a Fano nasce con il Teatro della Fortuna, realizzato da Torelli nel 1677, poi ricostruito da Poletti tra il 1845 e il 1863, ed è l’attuale edificio devastato dal passaggio del fronte del 1943-44, restaurato quasi cinquant’anni dopo nel suo splendore. E’ stato il luogo di riferimento per tanta attività culturale, di convergenza degli eventi, di accoglienza, come anche la piazza del teatro, della fontana della Fortuna in tempi di calamità: non solo il grande teatro dell’opera lirica, la musica, ma anche quello delle compagnie di giro, il teatro amatoriale e di ricerca legato al carnevale, ambiente per gli artisti non solo espositivo, ma per le arti applicate. La centralità del sistema culturale del Teatro della Fortuna, cui fa riferimento Franco Battistelli.

Il ruolo della cultura in Europa

Parlo volentieri di questi aspetti perché si vive oggi una situazione culturale nuova anche in Italia e in Europa: il riconoscimento pubblico del ruolo della cultura nella società, la cultura che aiuta la vita politica, risorsa dell’economia, in dialogo con il turismo, purtroppo estromessa dalle istanze della pace personale e collettiva nel mondo.

Il libro di Carlo Inzerillo

Sono attratto da un recente studio urbinate pubblicato all’ombra del Palazzo Ducale dall’Accademia Raffaello e dall’Accademia di Belle Arti, che sono in sintonia con il mondo fanese nell’ambientazione del carnevale e del teatro: Carlo Inzerillo, Il teatro dell’Accademia dei nobili Pascolini nel Palazzo Ducale di Urbino. 1637-1881 (Accademia Raffaello / Accademia di Belle Arti, Urbino 2018, p. 189, cm. 27×22,5) si riferisce ad un’epoca di decadenza, sopraggiunta con la morte di Francesco Maria II della Rovere e la devoluzione del Ducato di Urbino allo Stato Pontificio.

1631 Carnevale e teatro a Palazzo Ducale

E’ il ricorso di giovani nobili urbinati alle attività culturali e di accoglienza del carnevale, della musica e del teatro; il progetto trova l’attenzione e la collaborazione del Legato Pontificio. La domanda che poteva porre il ricercatore di oggi ma anche la ventina di giovani nobili cittadini urbinati di quattro secoli fa era come uscire dall’impasse dell’abbandono e dell’oblio.

Le ricerche filologiche di Giulio Grimaldi

La sfida fu superata, sostiene Inzerillo, grazie ad un filologo, scrittore e poeta fanese, Giulio Grimaldi, che aveva studiato il teatro dimenticato e scomparso nel Palazzo Ducale, pubblicando, nei primi anni del Novecento, nella sua Rivista storica bimestrale “Le Marche”, della quale era direttore, alcuni saggi e ricerche sui materiali artistici ed editoriali, documenti, reperti accantonati, un lavoro di ricerca interrotto sull’anno 1833 dalla improvvisa scomparsa nel mare di Pisa dove insegnava (era nato a Fano l’8 gennaio 1873 e morto il 2 agosto 1910).

Il teatro dei Nobili Pascolini fu dimenticato

Nel 1905 lo Stato italiano ha acquistato il Palazzo Ducle, dove ha istituito la Sovrintendenza ai Beni Artistici delle Marche e attivato il Museo predisposto dal Commissario Valerio nel 1861 insieme all’Istituto di Belle Arti delle Marche. Dal 1912 entra nell’apparato dei grandi musei italiani la Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale. Lo studioso Inzerillo segue gli studi di Giulio Grimaldi e organizza la sua ricerca d’archivio a Urbino, Fano, Pesaro, Ancona, Firenze: qualcosa è andato perduto rispetto alla ricerca del Grimaldi ma ha trovato altro materiale per segnalare i tre secoli di attività teatrale nella sua complessità e nel contesto del Palazzo Ducale.

1637-1881 il teatro accanto al Cortile d’Onore del Palazzo Ducale

Nel 1631, alla morte dell’ultimo Duca, da parte di un gruppo di giovani nobili urbinati – poi Accademia dei Pascolini – veniva chiesta la possibilità di usare alcune sale del Palazzo Ducale per il carnevale che prevedeva musica, maschere, recite. Nel corso di un decennio iniziarono i lavori per il nuovo teatro: nelle sale di destra del Cortile d’Onore e negli spazi del collegamento con il cortile del Pasquino si trova il complesso di un piccolo teatro, scena, platea e palchetti per 250 spettatori, altre sale e ambienti.

Carnevale, teatro e organizzazione culturale

Era diventato un teatro vero e proprio con compagnie di giro, con gli stessi nobili in varie epoche attori e tecnici teatrali. Era ospitato nel Palazzo Ducale sotto la tutela del Legato Pontificio ma in collegamento con il Collegio dei dottori, oggi Università fondata nel 1506, poi nella collaborazione con la Cappella Musicale del SS. Sacramento, istituita nel 1507 e collegata con la Tipografia della Cappella. Il teatro, attivato da giovani nobili urbinati, mantiene quella identità di provenienza grazie a statuti rinnovati, con rapporti diretti e intensi con le istituzioni e le Autorità (comprese le chiusure del teatro nei tempi dei Moti risorgimentali, ma nessuna diffidenza verso il teatro lirico).

1853 il Teatro Sanzio nel torrione della Data

In controtendenza alla decadenza che pur c’era, i nobili Pascolini svolgevano una intensa attività culturale, coscienti della storia e del valore del Palazzo Ducale al punto che verso la metà dell’Ottocento sentirono la necessità di avere un teatro più grande per la città entrando nella nuova cultura del teatro operistico: i nobili Pascolini affidarono al Ghinelli il compito di realizzare il Teatro Sanzio (1853). Il teatro ducale chiuse definitivamente nel 1881 perché in quel settore del Palazzo Ducale verrà sistemato l’Istituto di Belle Arti delle Marche nel 1885 con la direzione di Ettore Ximenes, che esce dal contesto dell’Università per una attività didattica e di creazione autonoma.

Il Carnevale di Fano segno di una rinascita

Il dialogo carnevale e teatro assume sempre più le problematiche della comunità cittdina, sia a Fano che a Urbino. Nella città della Fortuna furoreggia il carnevale, nella città del Duca Federico il Palazzo Ducale, l’opera d’arte è un simbolo, il Palazzo è un contenitore, cultura materiale come il teatro. Ma su tutto domina l’operosità delle persone, di chi vive la storia del nostro tempo.