Enrico Mattei e Carlo Bo

27. POST FESTIVAL DIGITALE “VALERIO VOLPINI E LA RESISTENZA” 27 giugno 2014

in Festival Digitale Valerio Volpini e la Resistenza - Fanocittà

27. POST FESTIVAL DIGITALE “VALERIO VOLPINI E LA RESISTENZA”

Enrico Mattei e Carlo Bo

 

ENRICO MATTEI, L’ULTIMO GRANDE SIGNO MARCHIGIANO

di Massimo Cortese

 

Come è anticipato dallo stesso titolo, il libro “La leggenda del Santo Petroliere” (Ilari Ed. 2012) di Maurizio Verdenelli, si tratta di una testimonianza sulla vita leggendaria di Enrico Mattei, che si avvale di alcuni punti fermi: oltre agli episodi inediti e al ricordo dei dipendenti e collaboratori, alle sue iniziative, non poteva mancare la cronaca dei giornali dell’epoca sui giorni immediatamente successivi la scomparsa, oltre alla riflessione su quanto resta della sua esistenza nella società attuale. Sebbene il libro ripercorra la vicenda umana, a tratti leggendaria, di Enrico Mattei, siamo di fronte ad un testo sull’Italia, su quella di ieri e su quella di oggi, e forse, con le riflessioni che l’autore sollecita, l’opera riesce a fare un bilancio di questo nostro Paese, sempre alla presa con i miti e i misteri, a metà strada fra le opportunità di sviluppo e le occasioni perdute.

 

Ma andiamo con ordine.

 

La lettura del libro mi ha fatto venire alla mente una nota canzone, “L’Italiano”, quando appunto dice “dell’America sui manifesti, con più donne e sempre meno suore”. Stiamo parlando dell’Italia di ieri, di quella incontrata da Mattei, che aveva un’attenzione particolare per le Suore della Beata Mattia di Matelica. Sono pagine intense, quasi clandestine, che ci rivelano la fede di un uomo e del rapporto centrale che l’incontro con la religione aveva permeato la sua vita, perché da essa partivano le radici di un’esistenza operosa. La fede cristiana vuol dire anche rapportarsi a tutti quei valori che oggi non esistono più e comunque sono stati ridimensionati da una società che procede verso altre direzioni, con troppa America nei manifesti, tenendo sempre presente che l’Italia nella quale Mattei compie le scelte più importanti della sua vita è povera economicamente, ma ricca di risorse valoriali: del Paese di oggi possiamo dire la stessa cosa? Ebbene, quell’Italia è scomparsa, ma ne abbiamo memoria? Perché se una comunità non conosce il suo passato, facilmente sarà preda dello sconforto, che peraltro sembra caratterizzare il nostro Paese in questo momento storico, caratterizzato dal degrado della politica e da una cupa rassegnazione.

 

In più occasioni, il testo ci offre una provocazione: ma se Mattei fosse vivo, si comporterebbe allo stesso modo? Alla domanda, io ne aggiungo un’altra: perché uomini come lui, come l’onorevole La Pira, hanno operato per il bene comune, mentre oggi tutto questo non accade? La risposta, a mio modo di vedere, è semplice: perché vi era stata una guerra, che con le sue distruzioni, le sue sofferenze, le sue amarezze non poteva non stimolare le intelligenze del tempo a muoversi verso una società più giusta, rispondente a quell’humus di valori spesso ispirati ad un Paese solidale che oggi è solo un ricordo.

 

Quando muore una persona in circostanze misteriose, come appunto è accaduto ad Enrico Mattei, s’interrompe bruscamente il progetto della sua esistenza, lasciandoci nell’amarezza per le decisioni che avrebbero tanto giovato al nostro Paese, e che non sono state adottate. Eravamo nel pieno della guerra fredda, e quelle prove di dialogo che caratterizzarono l’approccio di Enrico Mattei con i popoli usciti dal colonialismo e con quelli del secondo mondo, appartenenti al Patto di Varsavia, sono le prime prove di disgelo messe in campo da una personalità di spicco appartenente all’Occidente: una tale eredità noi italiani non dobbiamo dimenticarla, dobbiamo andarne orgogliosi.

 

Ma, accanto ai grandi personaggi incontrati dal nostro santo petroliere, come lo Scià di Persia, di cui si parla a proposito di un pranzo proprio a Senigallia, Il libro ospita tante testimonianze di persone non note: questa è la storia che mi piace di più. A parte il fatto che si tratta di persone che hanno operato nel mondo del lavoro, la loro è la testimonianza di un’esistenza fatta di sacrifici, rinunce e soddisfazioni, come appunto capita con le persone normali, senza troppi grilli per la testa. In ciascuna di queste esistenze anonime, vi è l’Italia che cambia.

 

Il libro si legge bene, a me è piaciuto. È una storia italiana, e dal momento che, per una volta, si parla di un personaggio vissuto nella nostra regione, la lettura è particolarmente gradevole.

 

Massimo Cortese